Dopo la vittoria della Brexit, la nascita dei partiti estremisti in Europa come in Ungheria lo “Jobbik” e le tensioni con la Siria che continuano a crescere, ora vediamo la vittoria di Donald Trump il tycoon statunitense che ha conquistato i cittadini vincendo le elezioni dell’ 8 Novembre 2016 alla presidenza.
Una campagna elettorale piena di attacchi e di difese, che ha fatto ricordare la vittoria di Aznar in Spagna. Una vittoria, quella di Trump, che ha suscitato polemiche, manifestazioni e paura. Paura per ciò che potrà succedere sia in ambito internazionale sia nazionale, di chi illegalmente vive negli Stati Uniti e chi si sente minacciato da una presenza così autorevole e intransigente da impedirgli di manifestare la propria religione senza timore, così come la paura di quegli studenti e ragazzi che hanno sempre visto “l’America” come il “sogno nel cassetto” da realizzare.
Uno dei pilastri della campagna elettorale del tycoon statunitense è stato il voler l’uscita del Paese dalla NATO accompagnato dall’astio verso quella partnership di sicurezza come l’Alleanza ancorata in Europa (tradizionalmente guidata dall’America).

La NATO è un’organizzazione internazionale fondata nel 1949. Perché si abbia chiaro quale sia la sua matrice basta leggere l’art 5. che recita il concetto informatore dell’Alleanza, quello della “difesa collettiva”:
« Le parti concordano che un attacco armato contro una o più di esse, in Europa o in America settentrionale, deve essere considerato come un attacco contro tutte e di conseguenza concordano che, se tale attacco armato avviene, ognuna di esse, in esercizio del diritto di autodifesa individuale o collettiva, riconosciuto dall’articolo 51 dello Statuto delle Nazioni Unite, assisterà la parte o le parti attaccate prendendo immediatamente, individualmente o in concerto con le altre parti, tutte le azioni che ritiene necessarie, incluso l’uso della forza armata, per ripristinare e mantenere la sicurezza dell’area Nord Atlantica. »unnamed.jpg Tenuto a mente questo, per rispondere ad un’eventuale crisi, gli USA dovrebbero schierare un esercito permanente in Europa, con costi impossibili da sostenere in tempo di pace. Nel momento in cui scoppiasse un conflitto con le truppe russe, l’Alleanza non avrebbe infatti la forza per contrastarle, e questo presumibilmente comporterebbe un inevitabile impiego di testate nucleari.

Quando venne firmato il patto della NATO, all’interno dello stesso venne inserita la richiesta di investire il 2% del PIL per la difesa: obbiettivo questo utopistico, ideale per certi versi, raggiunto solamente da quattro delle ventotto nazioni dell’Alleanza, inclusi gli Stati Uniti che hanno investito ben 581 miliardi di dollari annui e dunque il 3,6% del proprio PIL, seguiti dalla Germania con 44 miliardi di dollari annui. Ciò significa che ad oggi gli USA coprono economicamente oltre il 70% delle attività militari dell’Organizzazione del Trattato Atlantico.
Numeri alla mano, possiamo dunque capire la scelta del neo-Presidente Donald J. Trump: far recedere gli Stati Uniti dalla NATO porterebbe come conseguenza ad un incremento del PIL, nuovi investimenti nazionali e un abbassamento della spesa pubblica e delle tasse.
Sarebbe interessante sapere se gli Stati Uniti, una volta usciti dalla NATO, interverrebbero o resterebbero a guardare in caso di attacco a una delle “vecchie” alleanze.

Giulia Anderson

BIBLIOGRAFIA:

http://www.asrie.org/2016/11/la-nato-abbandona-lasia-centrale

http://www.occhidellaguerra.it/la-resistenza-anti-trump-america

http://www.occhidellaguerra.it/leffetto-trump-e-la-germania/

http://www.asrie.org/2016/05/le-minacce-alla-sicurezza-provenienti-dalle-armi-nucleari-e-radiologiche/

http://www.occhidellaguerra.it/cose-il-partito-jobbik/

http://www.occhidellaguerra.it/la-nato-minaccia/