Dall’ultima volta in cui abbiamo trattato gli eventi politici che si susseguivano a Barcellona, l’unica cosa che si è consolidata è l’incertezza politica della regione e di tutta la Spagna.

Ricapitoliamo tutti gli eventi dell’ultimo mese: dopo il referendum contestato dalla Spagna per la sua legalità e la sua organizzazione, il governo dell’autonomia catalana ha deciso di sospendere la dichiarazione unilaterale di indipendenza. Questo passo non è bastato per evitare che il governo spagnolo minacciasse di dichiarare decaduta la giunta di Puigdemont attraverso l’applicazione dell’articolo 155 della costituzione spagnola. Lo spiraglio per una risoluzione della crisi si è presentato la scorsa settimana quando si era pensato che Puigdemont potesse sciogliere il parlamento regionale e indire nuove elezioni. Ma il messaggio con il quale il presidente dell’autonomia catalana si è presentato è stato un rifiuto a indire nuove elezioni.

L’incertezza politica è stata confermata quando, a seguito della votazione del Senato spagnolo sulle misure da applicare sulla base dell’articolo 155, il presidente Puigdemont è decaduto dalla sua carica e il parlamento regionale è stato sciolto. La decisione non è stata accettata dai funzionari catalani.

Si è creata così una situazione tale per cui in Catalogna due governi si dichiarano legittimi e legalmente in funzione. Sembrava che lo scontro fosse arrivato ad un livello tale da creare da far temere il peggio.

Ma essendo l’incertezza la parola chiave di questa crisi, ogni decisione delle due parti può cambiare a seconda degli eventi senza seguire uno schema chiaro.

Carme Forcadell, presidentessa del parlamento catalano, ha riconosciuto lo scioglimento della camera regionale dando così un valore decisivo alla elezioni che il governo Rajoy ha fissato per il 21 dicembre per l’elezione della nuova camera. È stata una mossa inaspettata da parte della presidente Forcadell, perché se andiamo ad analizzare le dichiarazioni degli esponenti indipendentisti, in più di un’occasione hanno dichiarato che le decisioni prese a Madrid non avrebbero avuto valore a Barcellona. Ora invece i due maggiori partiti indipendentisti (il Partito Demócrata e la Esquerra Republicana de Catalunya) hanno annunciato che parteciperanno alle consultazioni del 21 dicembre.

carme-forcadell-presidenta-parlament_10_670x355

A queste dichiarazioni si è aggiunto il viaggio del presidente catalano a Bruxelles con altri membri del governo. La decisione di fare un viaggio nella capitale belga è stata vista come una fuga per evitare l’arresto per sedizione e tradimento. Arresto che non sono riusciti ad evitare i due esponenti delle maggiori organizzazioni civili indipendentiste: Jordi Sànchez e Jordi Cuixart.

Come si devono leggere questi sviluppi ? Naturalmente i punti di vista sono due: quello indipendentista e quello del governo centrale. Secondo i catalani l’applicazione dell’articolo 155 è una sospensione della democrazia nella regione, praticamente un ritorno al franchismo; secondo Madrid invece è uno strumento legittimo che ristabilisce la legalità a Barcellona. Così come i due esponenti catalani arrestati secondo il governo Rajoy non sono da considerarsi prigionieri politici, mentre per il governo di Puigdemont sì.

Partendo da questi presupposti le decisioni degli indipendentisti riguardo la partecipazione alle elezioni e la fuga di Puigdemont vanno lette per il governo centrale come la conferma dell’efficacia delle posizioni tenute finora; delle decisioni riguardo l’articolo 155 e della gestione della crisi.

Secondo gli indipendentisti invece vanno lette come una conferma del ritorno dell’autoritarismo di Madrid in Catalogna. La partecipazione alle elezioni  secondo loro è giustificata dal fatto che sono più democratici del governo di Rajoy. Mentre la fuga di Puigdemont è una fuga dalla mancanza di garanzie del processo al quale verrebbe eventualmente sottoposto.

È oggettivamente difficile fare delle previsioni su come si evolverà la situazione. Le posizioni delle due parti possono cambiare da un momento all’altro. Dobbiamo aspettare gli sviluppi delle elezioni (chi si presenterà, i candidati, le eventuali alleanze tra partiti) e come gli indipendentisti gestiranno la fuga di Puigdemont a Bruxelles. Una cosa sola è certa: la società spagnola e catalana ne escono lacerate e profondamente cambiate. Nella penisola iberica si deve pensare molto seriamente a riforma strutturale dello Stato.

Cosimo Graziani