Prima di febbraio 2017 molti sentendo nominare Cuba avrebbero pensato ai sigari, al rum dolce o secco che sia, al comunismo e forse anche a Che Guevara e Fidel Castro. Al contrario ora viene in mente il presunto terrorismo acustico da parte del regime castrista, nei confronti dei diplomatici statunitensi, all’interno dell’ambasciata americana nella città di Havana. Il problema sta proprio qui: si conoscono virgole di cultura, spezzoni male assortiti e indefiniti di storia eppure giudicare viene sempre semplice. Alcune domande che dovrebbero sorgere spontaneamente sono “Perché i cubani avrebbero  dovuto attaccare gli americani?  Ci sono dei motivi per farlo? C’è un passato dietro?”  Se ognuno di noi si fosse posto almeno una di queste domande avrebbe scoperto che la storia tra Cuba e Stati Uniti è complessa e intricata e che questo è solo l’ennesimo contrasto dove i due paesi si contrappongono in quella che è una disputa diplomatica ben radicata nel tempo.

I primissimi rapporti, infatti, ci furono proprio nel 1898 quando gli Stati Uniti si allearono con Cuba contro la Spagna per l’ottenimento dell’indipendenza. In seguito alla vittoria, ottenuta nell’arco di alcuni mesi, le forze armate statunitensi, che si erano insediate nell’isola durante la guerra, decisero di instaurare un governo occupazionale e di redigere la prima costituzione cubana (1901). Al suo interno, però, fu inserito un emendamento passato alla storia come Emendamento Platt che da quel momento in poi avrebbe reso Cuba stessa un protettorato, limitandone così l’indipendenza riconosciuta nel 1902 e dato agli Stati Uniti innumerevoli sicurezze rispetto ai trattati internazionali, la difesa, il sistema finanziario e sanitario. Tale governo occupazionale volse al termine solo con l’elezione del primo presidente cubano Tomas Estrada Palma (20 Maggio 1902), uomo di fiducia degli americani, quindi si capisce bene quanto in realtà la politica degli States avrebbe, già solo in quel periodo, continuato ad influenzare il paese.

La politica cubana vide almeno fino agli anni ’30 un susseguirsi continuo di politici, prediletti dagli Stati Uniti che ne favorirono il controllo economico e portarono alla messa a tacere di tutti quei piccoli gruppi rivoluzionari ai primi albori. La prima vera rivolta contro il monopolio nordamericano si ebbe solamente nel Settembre del 1933 quando a seguito di un golpe militare condotto dal neo capo di stato maggiore dell’esercito Fulgencio Batista, salì alla presidenza Ramòn Grau San Martin portando in tal modo nel paese una politica prettamente nazionalista e di autonomia economica che spaventò gli americani. Questi appoggiarono Batista, sotto consiglio delle classi al potere, riuscendo così a rovesciare Grau (Gennaio 1934). In seguito ci furono presidenze realmente deboli e per nulla degne di nota in quanto del tutto manovrate da  Batista, che così mantenne il controllo del paese fino al 1944. La goccia che fece definitivamente traboccare il vaso però ci fu nel 1952, quando Batista, attraverso un colpo di stato, prese il potere e vendette il 73% delle principali fonti di ricchezza e possedimenti cubani agli americani rendendo così il paese la capitale della malavita e della prostituzione. Tutto ciò ci porta in quello che probabilmente è il  periodo più famoso della storia di Cuba: la cosiddetta “Rivoluzione Cubana” (26 Luglio 1953 – 1 Gennaio 1959).

Questo evento è particolarmente importante perché vede l’incontro e l’ascesa al potere di Fidel Castro e Che Guevara attraverso la vittoria di battaglie come “La Battaglia di Santa Clara”.

La politica di Castro è fondamentale poiché il suo allearsi con l’Unione Sovietica porta alla nascita di forti legami economico-diplomatici con quest’ultima, andando così ad urtare l’animo americano che, rifiutandosi di lavorare la materia fornita dai sovietici, portò alla chiusura di fabbriche e le importazioni iniziarono a ridursi drasticamente. Questo distacco si compii definitivamente il 25 aprile 1961 quando il presidente americano John Kennedy decretò l’embargo totale a Cuba, cioè il blocco di ogni tipo di scambio commerciale, seguito da numerosi atti terroristici e sabotaggi (Operazione Mangusta). La motivazione data  da parte della OSA (Organizzazione degli Stati Americani) fu che Cuba aveva instaurato un regime economico-sociale basato su un’ideologia marxista-leninista e che aveva accettato l’assistenza militare dell’Unione Sovietica e della Cina. La questione si complicò ancora quando gli States introdussero il Cuban Assets Control Regulations, cioè il formale divieto a paesi terzi, oltre che a navi straniere, di intraprendere scambi commerciali in dollari con Cuba o cittadini cubani stessi.

Schermata-2015-01-27-a-15.55.50

Un alleggerimento di queste imposizioni si avrà solo tra gli anni 1975-1981 negli ambiti riguardanti il turismo e negli scambi con filiali di società americane con nazionalità straniera. Da qui in poi sarà un continuo susseguirsi di amministrazioni americane che prima allentano la presa su Cuba per poi serrarla nuovamente, stravolgendo continuamente l’economia del paese e rendendo la vita della popolazione una continua sfida. Nonostante il 24 Novembre del 1992 l’Assemblea generale delle Nazioni Unite abbia approvato la presente risoluzione 47/19 riguardante la politica nociva statunitense:

 “(…)
1. Dichiara che tale politica contraddice i principi incorporati nella Carta delle Nazioni Unite e nel
diritto internazionale;
2. Sostiene la necessità di cessare tale politica e, al tale fine, richiede che venga posta
immediatamente fine alle misure ed azioni da cui è costituita;
3. Invita la comunità internazionale ad estendere a Cuba la cooperazione necessaria per alleviare le
conseguenze di tale politica;
4. Chiede al Segretario Generale di fare rapporto alla 47a sessione dell’Assemblea Generale
sull’applicazione della presente risoluzione;
5. Decide di includere nell’ordine del giorno provvisorio della 47a sessione dell’Assemblea Generale
il punto intitolato “Necessità di abolire l’embargo economico, commerciale e finanziario imposto
dagli Stati Uniti d’America contro Cuba”

E, nonostante le seguenti 22 risoluzione approvate dall’Assemblea Generale per porre fine all’embargo unilaterale americano, al problema non è ancora stato un posto un punto. Se con il presidente Barack Obama i cubani credevano di esser finalmente giunti alla fine di questo periodo lungo più di 50 anni, con la nuova amministrazione Trump si trovano di fronte un nuovo muro, solido e fermo sulle proprie decisioni: infatti il neo presidente statunitense ha pubblicamente dichiarato che non porrà fine all’embargo fino a quando a Cuba non si svolgeranno delle elezioni, a sua detta, libere.

Helenia Camerini