“Carthago delenda est”, Cartagine deve essere distrutta. Questa è una delle più celebri frasi di Marco Porcio Catone, pronunciata nel 157 a.C. durante un discorso al Senato prima dello svolgersi della terza ed ultima guerra punica. Se però in quel caso l’espressione rimaneva all’interno di un ambito puramente guerresco, oggi questa è richiamata da coloro che, attraverso atti bellico-terroristici, mirano alla distruzione di un dato paese e della sua identità nazionale tramite l’eliminazione o deturpazione di beni culturali.

Questo è senz’altro un argomento che ha richiamato l’attenzione di una delle commissioni specializzate delle Nazioni Unite, l’UNESCO (Organizzazione delle Nazioni Unite per l’Educazione, la Scienza e la Cultura). In particolare vediamo come il Security Council, tra il 2013 e il 2017 abbia deliberato ben 18 risoluzioni affinché i beni culturali mondiali venissero salvaguardati con maggior attenzione; in particolare ricordiamo le risoluzioni “SC 2347 Destruction of cultural heritage in the event of armed conflicts” del 2017, “SC 2322 Illicit traffic of cultural property – cooperation to fight terrorism” del 2016 e “A/RES/69/281 Saving the cultural heritage of Iraq”. Importante da sottolineare è che gli svariati conflitti che hanno caratterizzato un periodo storico compreso tra il 2000 e il 2017 in paesi come Yemen, Iraq, Afghanistan ed altri, hanno portato alla distruzione o mutilazione di ben 22 siti culturali presenti nella “List of world heritage in danger”. Questo chiaramente è solo uno delle decine e decine di esempi possibili, se dovessimo elencare tutti i beni deturpati durante il secondo conflitto mondiale, sicuramente il numero sarebbe decisamente più elevato.

Il 14 Maggio 1954, viene firmata la Convenzione di Aja, il primo trattato internazionale il cui oggetto è totalmente dedicato alla protezione dei beni culturali in conflitto armato e che, con il protocollo del 1999, estende il proprio raggio d’azione non più solo alla guerra, ma anche alle pubbliche grandi calamità. Tale Convenzione risulta inoltre importante perché introduce dei concetti decisamente innovativi:

  • I beni culturali vengono identificati come delle vere e proprie “vittime di guerra” da proteggere e salvaguardare, quindi alla pari di un qualsiasi essere umano.
  • Viene stabilito cosa rientra nella denominazione “Bene Culturale”, che di conseguenza comprende:
    – beni mobili e immobili di primaria importanza per la cultura popolare
    – edifici destinati all’esposizione di beni culturali.
    -centri culturali contenenti un considerevole numero di opere artistiche.

A questo punto risulta chiaro come la protezione di tali elementi ne comporti un certo rispetto. Quest’ultimo prevede il non utilizzo, l’attacco o l’offesa dei beni culturali durante i periodi di guerra, escludendo situazioni di importanza imperativa e la difesa da pericoli “minori” come saccheggi, furti e rappresaglie. La protezione può essere semplice oppure speciale:

  • Protezione semplice: non è necessaria nessun tipo di segnalazione o identificazione con simboli internazionalmente riconosciuti. È estesa a tutti i beni culturali, a condizione che non siano utilizzati per fini militari e siano distanti da qualsivoglia loco bellico. Se entrambe le condizioni sopracitate vengono infrante, l’immunità decade immediatamente.
  • Protezione speciale: molto più complessa rispetto a quella semplice, la protezione speciale è riservata ad uno stretto numero di opere architettoniche a causa della complessità dei metodi d’iscrizione prestabili dal “Registro internazionale dei beni culturali”; una volta inseriti invece, vengono contrassegnati dal tipico scudo blu, ripetuto per tre volte. Dal 1960 al 1999 solamente la Città Vaticana e pochi rifugi nucleari sono stati aggiunti all’interno del documento.

Questa difficoltà nell’iscrivere le opere viene superata quando la Convenzione dell’Aja si fonde con la Convenzione dell’UNESCO, firmata a Parigi nel 1972 dove la protezione speciale viene sostituita dalla protezione rinforzata, che ha come soggetti tutti quei beni culturali di fondamentale importanza per l‘umanità. Le caratteristiche precedentemente elencate rimangono invariate mentre si vede la sostituzione del “Registro internazionale dei beni culturali” con la “Lista del patrimonio Mondiale”.

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Nel campo internazionale sono sorte innumerevoli associazioni il cui scopo è proprio quello di salvaguardare il patrimonio culturale dell’umanità. Alcuni esempi, tra i più importanti, sono sicuramente la “Lega Internazionale”delle Società nazionali, a cui hanno aderito la Svizzera, la Germania e l’Italia con la “Società Italiana per la Protezione dei Beni Culturali” (SIPBC); questa è una associazione di interesse nazionale, non a scopo di lucro, politicamente e ideologicamente neutra, basata sul diritto privato. L’importanza della Lega è pubblicamente riconosciuta in quanto, dal 21 al 28 settembre 2001, è stata invitata ad un’esercitazione congiunta UNESCO – NATO – forze armate austriache, riguardante la protezione in guerra dei beni culturali, esercitazione di cui poi le seguenti 100 missioni, hanno giovato largamente.

Altro aspetto che ha sicuramente giovato alla causa è stata la sentenza della Corte penale internazionale di rendere la distruzione del patrimonio culturale e artistico umano, un crimine di guerra, andando così a sanare una mancanza a cui l’UNESCO non era mai riuscita a porre rimedio. Nonostante questa forte presa di posizione, ci sono paesi che non rispondono alla giurisdizione della CPI, come l’Iraq e la Siria, in quanto in origine non firmarono il trattato di Roma che è alla base della CPI e che sono da sempre nel mirino di estremisti, il quale obiettivo è la distruzione di edifici storico-religiosi; difatti per quest’ultima è impossibile anche intervenire nei confronti di terribili crimini, non solo contro il patrimonio culturale, ma anche contro quelli religiosi e umani.

Helenia Camerini