Questo uomo ha cambiato la vita a migliaia e migliaia di persone. Ha causato sofferenza, rabbia, tristezza, e ha obbligato tanti a emigrare fuori da quella che è la loro patria.

Un mio caro amico, Leuland Bajselmani, che qui chiamerò Leo, fu uno dei tanti ragazzi che, insieme alla propria famiglia, è dovuto scappare dalla propria patria e vedere suo padre arruolarsi nell’esercito.

Durante la guerra dove siete andati tu e la tua famiglia Leo?

Siamo dovuti scappare in montagna, insieme a tante altre famiglie. Dormivamo sotto delle tende, in delle zone “sicure” dove la guerra non arrivava. Gli ultimi mesi ci siamo però dovuti rifugiare in Albania, la guerra era diventata troppo violenta ed io ero ancora molto piccolo, mia sorella, invece, lei aveva due mesi.

Quanto ti ricordi della guerra?

Non ricordo benissimo, ero piccolo. Ma una cosa la ricordo, mia madre. Mi ricordo quanto stava male mia madre, quando mio papà è uscito con un’arma sulle spalle da casa per andare a combattere. Mi ricordo quanto era forte lei che cercava di tenere la famiglia unita. In quel periodo gli uomini si arruolavano così, specialmente per noi che vivevamo in Kosovo e non avevamo un esercito; si dava ad ogni uomo un’arma e loro partivano. Eravamo sottomessi dall’esercito serbo, e le armi che usavamo ci venivano date dalla Nato, ma c’era anche un traffico di armi che passava per Durazzo (ALB) e finivano da noi, in Kosovo.

Immagino che per voi la guerra è stata sentita molto, quando siete tornati a casa, Leo, cosa avete trovato?

Nulla. La nostra casa era bruciata, ma non solo la nostra, anche quelle dei vicini, anche quelle di tutti i villaggi che ci circondavano. Non c’era più niente. Però l’abbiamo costruita, è stata dura, ma abbiamo ricostruito tutto. Poi, poco dopo la guerra mio padre è ripartito, attraversando a piedi il Montenegro, la Bosnia, la Croazia e poi la Slovenia, arrivando infine in Italia. Nel 2009 io, mia mamma e le mie due sorelline lo abbiamo potuto raggiungere, ma il Kosovo sarà sempre la nostra casa nonostante tutto.

Mladić fu l’artefice, insieme a S. Milošević, di tutte queste sofferenze, cosa ne pensi?

Qualunque persona che ha subito la guerra in Jugoslavia vede entrambi come il mondo vede Hitler. Un uomo che mette il proprio potere, il potere della sua nazione davanti alla dignità di un uomo, davanti all’umanità, davanti “al diverso” è un criminale.

 

Sì, Ratko Mladić è un criminale, ed è stato accusato per crimini contro l’umanità e di guerra. Egli fu uno dei principali comandanti dell’esercito jugoslavo, poi serbo, durante la Guerra in Jugoslavia (1991-2001). Finito il conflitto, venerato dai veterani di guerra nazionalisti serbi, riuscì a nascondersi, prima in bunker atomici rimasti dall’era di Tito in Bosnia, poi a Belgrado (SRB), protetto dai servizi segreti serbi. Viveva la sua vita tranquillo, nonostante fosse uno dei più importanti ricercati criminali al mondo. Nel 2011, dopo dieci anni di latitanza, grazie all’aiuto del Governo Serbo, che finalmente decise di collaborare quando salì in carica il giovane leader Aleksandar Vucic, fu catturato.

Accusato dalla Corte Internazionale dell’Aja per la Guerra in Ex- Jugoslavia con 11 capi d’accusa per crimini internazionali nel 2013. Il 22 Novembre 2017, il verdetto dei Giudici Internazionali ha confermato le sue accuse: una condanna di primo grado all’ergastolo. Tra questi crimini, R. Mladić è stato riconosciuto responsabile del Genocidio di Srebrenica, crimini contro l’umanità, crimini di guerra, l’aver avuto un ruolo protagonista in un’associazione criminale con lo scopo di eliminare la popolazione non serba della Bosnia, operazioni sanguinose di pulizia etnica, responsabilità di stupri, stermini, stupri di massa, ruolo decisorio nel bombardamento d’artiglieria effettuato dalle forze serbe di Bosnia, per mesi, durante l’assedio contro la capitale bosniaca Sarajevo.

srebrenica

8.372 furono le vittime che il 16 Luglio 1995 morirono nel Genocidio di Srebrenica.

12.000 furono le vittime che morirono durante l’assedio a Sarajevo.

3.000 furono le vittime civili e militari che morirono in Kosovo.

850.000 furono i Kosovari, Albanesi, Bosniaci, Croati deportati forzatamente.

930.000 furono i morti totali.

Il 22 Novembre 2017 presenti in aula c’erano anche le mamme di Srebrenica, figli, genitori, amici delle vittime, tutti che aspettavano il verdetto, per vedere condannato l’uomo che ha cambiato la vita a ben cinque paesi diversi. Le immagini fuori dal tribunale all’Aja sono forti, c’è chi piange per la gioia, chi ringrazia la giustizia e chi finalmente ha potuto mettersi l’anima in pace vedendo l’ultimo accusato della guerra in ex-Jugoslavia finalmente condannato. Ma c’è anche chi protesta, urlando “Lui per noi sarà sempre come un De Gaulle”, facendo notare quanto oggi, e ripeto ancora oggi, nonostante il grande lavoro della Giustizia Internazionale, rimane sempre un tema molto controverso.

Giulia V. Anderson

Bibliografia:

https://www.theguardian.com/world/2017/nov/22/ratko-mladic-convicted-of-genocide-and-war-crimes-at-un-tribunal

http://www.ansa.it/sito/notizie/mondo/2017/11/22/mladic-attesa-allaja-la-sentenza_9974f82d-e7d9-4416-b940-5d32ef294dea.html

http://www.repubblica.it/esteri/2017/11/22/news/mladic_tensione_in_aula_ma_il_processo_va_avanti-181792137/