La nostra è una società profondamente permeata, condizionata e limitata, tra le tante calamità, anche dalla misoginia. La quale, il più delle volte, si esprime attraverso la violenza, dalla più superficiale alla più brutale. Una violenza che in alcune zone del mondo fagocita ogni aspetto dell’intimo e dell’umano, trasformando la vita in una pura esperienza di orrore e fatica senza fine.

Personalmente sono convinto del fatto di non poter capire quale sofferenza possa lasciare dietro di sé una violenza, non posso capire quanta forza di volontà e quanto coraggio un essere umano debba possedere per superare un abuso, sia esso fisico e/o sessuale. La violenza sulle donne è un problema quotidiano. Si può riscontrare ovunque, nelle scuole, negli uffici, nelle chiese, nel mondo della politica e anche nelle famiglie. Esattamente il 35% delle donne in tutto il mondo hanno vissuto almeno una volta nella loro vita, sia breve che lunga, violenze fisiche e/o sessuali, sessuali perpetuate dai propri partner o da uomini a loro sconosciuti. Avviciniamoci. In Europa il 43% delle donne hanno vissuto forme di violenza sessuale da parte di un loro compagno intimo. Avviciniamoci ancora un po’. In Italia 6 milioni 788 mila donne tra i 16 e i 70 anni, quasi una su tre, hanno subìto una qualche forma di violenza fisica o sessuale. Nel 2016 le donne vittime di omicidi volontari sono state 149, nel 2017 sono 114. Dobbiamo valutare questi numeri agghiaccianti, tenendo bene a mente che le violenze non distruggono solo il fisico di chi le subisce, ma l’intera società.

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Negli anni ‘60 si sviluppò una coscienza femminista e una forte voglia di sconfiggere la misoginia, di ottenere pari diritti senza distinzione dei sessi. Questi movimenti mostrarono la volontà di ribaltare la cosiddetta “società patriarcale”, che per alcuni non ha più motivo di essere criticata in mancanza della sua assenza egemonica. Per altri, al contrario, è uno degli ostacoli più pericolosi per raggiungere la parità dei diritti tra uomini e donne, ponendo fine anche alle violenze su quest’ultime. Rebecca Solnit, scrittrice e femminista statunitense, scrive: “Per restare al potere, il patriarcato mette a tacere le storie e le donne”. Effettivamente nei Paesi che raccolgono dati rilevanti riguardo questi argomenti, meno del 40% delle donne che hanno vissuto esperienze di abusi hanno cercato aiuto. Solo il 10% si è rivolta direttamente ad organi istituzionali, come le forze d’ordine. La nuotatrice Diana Nyad, la ragazza che fin dall’età di 14 anni veniva abusata ripetutamente dal suo allenatore, esprime un concetto molto importante: “Per me essere stata costretta a tacere è stata un’offesa grave quanto le molestie sessuali”. Il silenzio imposto direttamente o indirettamente, figlio della paura e della solitudine, e la violenza fisica sono esattamente ugualmente gravi, entrambi mirano all’annientamento della persona.

Una voce, se sola, talvolta non si sente o non ha la forza di farsi sentire, ma ora le cose stanno cambiando, le donne stanno unendo le loro voci in tutto il mondo. Queste voci, diventate una sola, gridano basta alle molestie, basta alle umiliazioni, gli schiaffi, le botte, gli stupri e i femminicidi. Dimostrando la loro forza di reagire, difendendo la loro libertà, la loro identità e loro idee. L’ottimismo perviene proprio da questa continua volontà di cambiare le cose, di migliorarle, per formare una società vivibile per tutti e tutte. “Tutte le lotte sono collegate tra loro. Le lotte del passato che non hanno raggiunto i loro obiettivi devono diventare le lotte del futuro. È per questo che oggi combattiamo il razzismo, cerchiamo di liberare il mondo dal sessismo, ci opponiamo al capitalismo.” – le parole di Angela Davis, attivista afro-americana durante gli anni ‘70 e ’80 – “È un bene che le lotte continuino, che passino da una generazione all’altra. Spesso le persone mi chiedono se questo mi deprime, mi chiedono se l’impegno del passato non sia stato vano, e io rispondo di no, che il nostro impegno è stato fondamentale ed è per questo che non lo rimpiangerò mai. Anche perché vedo i ragazzi e le ragazze che oggi hanno ripreso quelle lotte e mi rendo conto che sono molto più capaci di noi, che hanno strumenti intellettuali migliori dei nostri.”

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A dimostrazione delle parole finali dell’attivista, l’associazione “Non una di meno” ha presentato un Piano femminista contro la violenza maschile sulle donne e la violenza di genere e successivamente indetto una Manifestazione Nazionale il 25 novembre.

In tutte le grandi città internazionali e nazionali uomini, donne e bambini sono scesi in piazza per dimostrarsi uniti contro la violenza maschile sulle donne. Consapevoli del fatto che l’emancipazione femminile è un fattore decisivo nella costruzione di una vita qualitativamente migliore.

Oscar Raimondi