Non c’è giorno in cui i mezzi di comunicazione non ripetano nei telegiornali, nei talk show o in vari altri programmi, che l’Europa sta affrontando la più grande “emergenza migranti” cercando di volta in volta di trovare soluzioni idonee che però, purtroppo, finora spesso non sono state né equilibrate né tanto meno risolutive.

Innanzi tutto possiamo ancora parlare di emergenza?

Quando un problema si dilata così nel tempo e sembra non avere fine naturale forse sarebbe meglio considerarlo come un fatto ineluttabile che modificherà le nostre vite e con cui fare definitivamente i conti. Bisognerebbe quindi cambiare il punto di vista, aprirsi alle nuove realtà e per farlo si deve prima di tutto essere disposti a capire. Cosa succede dopo uno sbarco a Lampedusa? Come viene deciso dove e come trovare una sistemazione per uomini, donne e bambini non accompagnati?

Il Ministero dell’Interno ha ideato lo SPRAR, “Sistema di Protezione per Richiedenti Asilo e Rifugiati” costituito da una rete di enti locali che per la realizzazione di progetti di accoglienza integrata accedono, nei limiti delle risorse disponibili, ad un Fondo Nazionale. Lo scopo è quello di garantire interventi di “accoglienza integrata” che vanno dunque oltre alla sola distribuzione di vitto e alloggio con il coinvolgimento, su base volontaria, di appunto enti locali. Il decentramento è alla base di questo tipo di accoglienza, perché i progetti dello SPRAR sono caratterizzati da un protagonismo attivo condiviso da grandi città e piccoli centri, da aree metropolitane e cittadine di provincia. Infatti a differenza di gran parte del panorama europeo, in Italia la realizzazione di progetti di dimensioni medio-piccole, attuati con la partecipazione attiva della popolazione del territorio, contribuisce a costruire e a rafforzare la cultura dell’accoglienza presso i cittadini e a favorire l’inserimento socio-economico dei beneficiari.

A tal proposito, il Comune di Grottaferrata ha deliberato in data 7 Novembre 2017 l’adesione al progetto della micro-ospitalità accettando di accogliere 76 rifugiati a partire dal prossimo Luglio. Abbiamo intervistato Jacopo Scipione a riguardo, membro del direttivo di un partito d’opposizione, per sapere cosa ne pensa un “addetto ai lavori” di questa iniziativa e, soprattutto, se crede sarà ben accetta dai suoi concittadini.

Molti partiti basano campagne elettorali sulla disponibilità o volontà di accogliere, in seguito però alle giunte, assessori o sindaci capita che votino contro per non rischiare di perdere il sostegno dei propri cittadini. Cosa ne pensi di questa pratica disonesta?

Il Nazionalismo e la chiusura dei confini è un sentimento, una pratica dilagante nei paesi occidentali, mossi dalla paura di ciò che è diverso. Anche le stesse amministrazioni di sinistra si sono adattate attuando politiche nazionalistiche per rappresentare la maggioranza del pensiero della popolazione. Secondo me gli strumenti che potrebbero evitare questa volta-faccia sono due: l’utilizzo fitto del voto palese così da sapere come questo viene strutturato, e la partecipazione dei cittadini in prima persona ai lavori, alle sedute consiliari delle varie amministrazioni. Il controllo deve partire da noi stessi.

È possibile, secondo il tuo pensiero, un approccio propositivo che coinvolga veramente la popolazione e riesca a sfruttare l’occasione di convivere con la diversità per conoscerla e non combatterla a priori?

Il problema in relazione all’inclusione e all’accettazione del migrante è nella visione distorta che si ha di loro. Spesso non si considerano come persone che pur di avere un futuro hanno affrontato sfide impressionanti, rischiando la morte, bensì come coloro che “vengono a rubarci il lavoro”. Probabilmente organizzare nelle piazze, nei centri abitati, incontri con i cittadini per conoscere i nuovi abitanti, ascoltare le loro storie, capire a cosa sono andati incontro per arrivare fin qui, ci potrebbe rendere più consapevoli di quanto in realtà siamo fortunati.

Credi sia possibile attuare le linee guida previste nella delibera riguardanti appunto l’accoglienza abitativa, assistenza legale e sanitaria, l’insegnamento dell’Italiano, la formazione professionale, tirocini, sostegno psicologico, accesso scolastico e altro contando solamente sulle somme elargite dallo Stato? Quanto invece sarà determinante il contributo del volontariato?

Il calcolo medio presente nella delibera 47 è di circa 35 euro al giorno, una somma non eccessiva per garantire una vita dignitosa. Il contributo del volontariato e delle ONG sarà sicuramente importante.

Pensi che la strada intrapresa della creazione di micro-strutture ricettive al posto dei grandi centri posti ai margini delle città e che ricordano i ghetti in cui si chiudevano da sempre le minoranze etniche sia finalmente una soluzione al problema dei migranti?

Gli esempi delle Banlieu francesi penso facciano riflettere. Non credo sia un caso che la maggioranza degli attacchi jihadisti sia stata fatta in Francia e soprattutto nelle grandi città. Creare dei ghetti potrebbe solo aumentare il senso di esclusione sociale e di distacco dal paese in cui sono approdati. Un’equa distribuzione in tutti i comuni italiani, anche quelli più piccoli, aiuterà anche a gravare di meno sulle grandi città.

Non pensi che la diffidenza dei cittadini derivi soprattutto dal fatto che vede riconosciuti (almeno su carta) diritti ai migranti che sono difficili da ottenere per loro stessi?

Credo ci sia molta ignoranza in merito a ciò, dovuta anche alle fake news che ormai girano in rete. Mi riferisco soprattutto alla bufala sugli hotel a 5 stelle che, come possiamo ben vedere, non è reale. Inoltre vorrei anche sottolineare come spesso queste persone possano diventare delle risorse per il nostro paese, un valore aggiunto.

Hai mai chiesto ai tuoi concittadini quanto sarebbero disposti ad aiutare le popolazioni più povere direttamente direttamente nei loro paesi, escludendo quei territori in cui vi sono realtà belliche in corso?

Probabilmente la chiave di lettura giusta per dare una grande spinta per risolvere il problema dell’immigrazione è proprio questa, ma bisogna vedere, in ogni caso, come fare. Il recente episodio denunciato dall’UNHCR in relazione ai crimini commessi in Libia è eclatante su cosa sia la cosa da non fare. I cittadini spesso non pensano neanche, purtroppo, che queste popolazioni debbano essere aiutate. Forse potrebbe tornare utile avere memoria storica e ricordare che spesso se molti paesi sono nelle situazioni attuali è perché dilaniati da guerre che gli stessi occidentali hanno aiutato ad alimentare.

Ci auguriamo dunque che molti altri comuni prendano esempio da Grottaferrata ed i propri cittadini. È importante oggi agire, essere presenti e attivi, non solo attraverso le parole ma con fatti, aiuti concreti e soluzioni reali per un’integrazione pacifica, corretta  e che porti benefici a tutti.

Flavia Casagrande