L’incursione, o meglio, l’irruzione dei quindici militanti di Veneto Fronte Skinhead durante una riunione della rete di associazioni Como Senza Frontiere, e la conseguente lettura del “delirante” volantino contro l’accoglienza dei migranti hanno avuto un effetto mediatico non indifferente negli ultimi giorni, soprattutto grazie ai social. I fatti risalgono al 28 Novembre, tentiamo adesso di fare un’analisi quanto più realista della situazione che si è creata e della gravità di questi fatti.

Nel secolo social in cui da Casapound a tutta la vasta galassia dei movimenti di estrema destra ci si lamenta del fatto che il fascismo, come tutte le altre ideologie, sia un’opinione e in quanto tale vada rispettata e abbia il diritto di essere espressa secondo l’articolo 32 della Costituzione, ci si dimentica troppo spesso della dimensione storica con cui il fascismo si è affermato in Italia, i suoi metodi squadristi, la sua gestione del potere, la sua malsana concezione di Stato.
I quindici valorosi incursori del 28 Novembre ci hanno fortunatamente ricordato di cosa si tratta.
E’ un dato oggettivo che ultimamente l’estrema destra stia guadagnando consensi, seppur in intervalli percentuali limitati e limitanti: un “nostalgico” tornare indietro dell’opinione pubblica, che mette in risalto l’assenza politica e sociale della sinistra sul territorio e che si fomenta nel puntare il dito verso il “dramma” dell’immigrazione.
È sempre semplice rifugiarsi nella paura del diverso, in questo caso dei rifugiati, e pensare, talvolta sperare, ad un glorioso ritorno di un qualcosa che neanche si sa bene cosa sia.

Culturalmente stiamo attraversando una retromarcia non indifferente, i dibattiti politici si stanno sempre di più trasformando in post sui social che di contenuto ne hanno ben poco e che aizzano le folle le une contro le altre in questo agone digitale dominato da fake news, disinformazione, insulti e minacce.
Minacce, come quelle vergognose che il segretario della Lega Nord Matteo Salvini ha subito dalla pagina Facebook “Vento Ribelle”, ora oscurata, che lo ritraeva imbavagliato e legato, rapito dalle BR e che presentava come didascalia “io ho un sogno”.
Le strumentalizzazioni che ne derivano sono storia.

Salvini_Facebook

Di fatto la politica sta vorticosamente abbandonando le piazze reali, per darsi senza timore a quelle virtuali, allo scambio di battute lampo sui social, alla disinformazione dilagante, sfruttando un panorama elettorale troppo spesso incapace di distinguere una notizia falsa da una vera: figuriamoci quando è un imparzialissimo blog a deciderlo!
Sfortunatamente questa pratica non sta risparmiando nessuno schieramento politico.
Ormai non si sa più se ci troviamo di fronte a una generazione di politici, fashion blogger, o fashion blogger della politica.

Gabriele Marolla