Let us remember: One book, one pen, one child, and one teacher can change the world.
– Malala Yousafzai, Pakistani education activist

Il 10 Dicembre 1948 la più grande conquista delle Nazioni Unite fu approvata: “La Dichiarazione Universale dei Diritti Umani”. Ancora oggi è uno dei trattati più importanti e tutti paesi devono accettarne le clausole senza riserva o esclusione. Ogni diritto internazionale e interno deve affidarsi a questa carta, e dal momento in cui uno Stato approva un legge che va contro ad un punto della Dichiarazione, viene subito “accusato” di andare contro al diritto internazionale.

Ma cosa sono questi Diritti Umani?

Il termine “diritto” ha una definizione molto controversa, specialmente filosoficamente, ma per quanto riguarda il contesto che prendiamo noi in considerazione si intende il diritto di libertà, di poter avere un giusto processo, il diritto di parola, pensiero, religione ed educazione. Insomma molte cose che potremmo elencare e non finire più, ma fondamentalmente sono tutte quelle azioni che in molti paesi troviamo protette anche all’interno delle Costituzioni.

Ma, dal momento in cui uniamo la parola diritto con la parola umano, significa una cosa molto simile ma ben più precisa: ogni uomo ha diritto. Questa è un affermazione molto forte, ma fondamentalmente significa che ogni persona presente su questa terra deve avere la possibilità anche semplice di respirare, mangiare e dormire. E sono azioni che non devono essere date per scontate in tutto il mondo. La “Dichiarazione Universale dei Diritti Umani” è servita infatti proprio a questo, a sottolineare che ogni persona ha questi diritti, che non possono essere violati e devono essere rispettati. Nel momento in cui uno Stato va contro a queste leggi vi è un violazione, dunque esso può essere processato davanti alla Corte Internazionale di Giustizia. Questo succede ad esempio quando vi è la violazione della persona, come il recente caso di Giulio Regeni, quando si attua un genocidio, ad esempio in Rwanda quando ci fu il conflitto tra le tribù Hutu e Tutsi, di cui  i secondi vennero sterminati, oppure quando vi è persecuzione religiosa/etnica che non deve per forza arrivare al genocidio, come la situazione in Birmania dei Rohingya.

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Molte sono le persone che si esprimono nei confronti della difesa dei diritti umani, possiamo vedere personalità politiche rilevanti, attori e cantanti, rifugiati di guerra o politici, ex presidenti o anche premi Nobel per la Pace. Coloro che si esprimono a riguardo denunciano molte volte delle violazioni che le Nazioni Unite o gli Stati stessi non denunciano, cercano di fare da portavoce a popolazioni o etnie che altrimenti non  ci riuscirebbero.

Tra le varie personalità possiamo prendere in considerazione, ad esempio, Malala Yousafzai, un’attivista Pakistana, vincitrice del Premio Nobel per la Pace che all’età di soli 16 anni parlò al Palazzo di Vetro delle Nazioni Unite davanti a tutta l’Assemblea Generale, denunciando la situazione delle donne nella città di Mingora nella valle dello Swat, oltre a ciò è anche una grande attivista nel campo dell’istruzione e diritti civili.

Vi sono poi molte altre persone che come Malala hanno lottato la loro intera vita per far riconoscere i diritti civili nel proprio paese, come anche il Dalai Lama; vi sono poi molte organizzazioni non governative che si impegnano su questo versante, come “Amnesty International” ed il “Human Rights Watch”.

Ma in realtà siamo tutti promotori dei Diritti Umani, i diritti che ci legano, che ci danno la libertà di pensare e agire come vogliamo (ovviamente rispettando sempre i diritti degli altri). Siamo tutti impegnati su questo veramente, iniziando dalle semplici azioni di lasciar parlare un’altra persona.

La Giornata Mondiale dei Diritti Umani è importante per questo, perché bisogna festeggiare il fatto che ognuno di noi possa agire in libertà ma è importante anche per ricordarci che vi sono situazioni al mondo che non possono risolversi da sole, e che hanno bisogno di essere supervisionate e aiutate per dare la possibilità a tutti di poter vivere e agire come chi invece il diritto lo ha.

Humna

Giulia Anderson

 

Bibliografia: