Con la risoluzione 60/209, nel 2005 l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite ha istituito la Giornata Internazionale della Solidarietà, evento che mira a ribadire la necessità di una collaborazione costante al fine di combattere le disuguaglianze sociali ed economiche. Da allora, ogni 20 Dicembre i governi dei paesi membri sono chiamati a sensibilizzare i cittadini sull’importanza di un valore imprescindibile, che arricchisce le relazioni tra i popoli e rinforza la cooperazione tra paesi. Se l’obiettivo ultimo è quello di combattere la povertà, di celebrare le differenze appianando le disuguaglianze, questa giornata può essere anche utile per riscoprire il significato più semplice del termine “solidarietà”, che forse è utile rivalutare nella sua accezione più immediata.

Cosa si festeggia

  • Iniziamo con il chiederci cos’è questa giornata.
  • È un giorno per ricordare ai governi dei paesi membri di prestar fede alle loro promesse e ai loro progetti: la cooperazione non si esaurisce nelle buone relazioni internazionali, è volta ad assicurare il benessere del singolo.
  • È un giorno per sollecitare nuove iniziative a favore dei paesi in via di sviluppo.
  • È un’opportunità per interrogarci-tutti-sul significato del termine “solidarietà”.

La solidarietà nelle Nazioni Unite

Perché è proprio l’ONU a parlarci di questo valore? Il concetto di solidarietà ha sempre definito il lavoro delle Nazioni Unite, la cui storia si basa su un’unica premessa: l’unità e l’armonia tra i membri risiede su un ideale di sicurezza collettiva che dalla solidarietà non può prescindere. Noto obiettivo dell’Organizzazione è infatti quello di garantire una proficua cooperazione internazionale, che possa favorire un utile dialogo tra governi e quindi assicurare una pace duratura. Ecco allora che la solidarietà diventa cifra essenziale dell’ONU, intesa come strumento indispensabile per assicurare dialogo e reciproco impegno. È utile riproporre, a questo proposito, la Dichiarazione del Millennio, documento che riporta gli 8 grandi obiettivi che gli stati membri si erano prefissi di raggiungere entro il 2015. Anche in questo caso i leader mondiali identificano la solidarietà come un valore essenziale alle relazioni internazionali del XXI secolo, sottolineando che “le sfide globali devono essere gestite in un modo che distribuisce i costi e gli oneri equamente in conformità con i principi fondamentali di equità e di giustizia sociale. Coloro che soffrono o che traggono minori benefici meritano l’aiuto di coloro che ne beneficiano di più. “

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Un diritto umano

L’Art. 28 della Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo afferma che “ogni persona ha diritto ad un ordine sociale e internazionale nel quale i diritti e le libertà enunciati in questa Dichiarazione possano essere pienamente realizzati.” Quello alla solidarietà è un vero e proprio diritto, di cui tutti gli esseri umani sono titolari, meritevoli di vivere in un ordine internazionale sociale in cui possano trovare realizzazione tutte le libertà umane fondamentali. È primo compito degli Stati membri,  che essi agiscano collettivamente o singolarmente, assicurarne il rispetto. Al fine di tutelare questo diritto è stato addirittura istituita una figura specializzata, quella dell’Esperto Indipendente sui diritti umani e la solidarietà internazionale. L’esperto ha il compito di garantire la tutela del diritto alla solidarietà e di riportare annualmente alle Nazioni Unite i progressi raggiunti durante il suo mandato.

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La solidarietà di tutti i giorni

Questa ricorrenza non si limita a suscitare una riflessione nell’astratto ambito internazionale, mira piuttosto a rivalutare il termine “solidarietà” nel suo significato più concreto. L’ex segretario generale Ban Ki-Moon ha più volte ribadito che la giornata del 20 Dicembre non si appella unicamente all’impegno dei governi, quanto piuttosto a una presa di consapevolezza da parte del singolo. È del 2014 una dichiarazione in cui affermò di voler invitare “la gente di tutte le nazioni, religioni, culture e tradizioni, a lavorare insieme per il benessere comune, per lasciare un’eredità di pace, prosperità e progresso sostenibile per le generazioni che verranno”. Ogni essere umano dunque, nel suo piccolo, può fare qualcosa. Similmente ha più volte dichiarato Virginia Dandan, ex Esperto Indipendente su Diritti Umani e Solidarietà Internazionale: “la solidarietà internazionale non cerca di omogenizzare, quanto piuttosto di creare un ponte tra differenze e opposti, connettendo popoli e paesi con i loro diversi interessi, nel rispetto reciproco e nell’osservanza di diritti umani, eguaglianza e giustizia”. Ecco allora che “solidarietà” diventa un vero e proprio sentimento che ispira la compassione e il sostegno per il prossimo.

Se l’intento dichiarato è dunque quello di incoraggiare lo sviluppo umano e sociale nei paesi in via di sviluppo e di promuovere la cooperazione a livello internazionale, l’invito implicito è quello di riflettere sul significato più semplice del termine. “Solidarietà” acquista un’accezione falsamente banale, che si carica di un significato potente perché immediato: chi ha di meno merita di essere aiutato da chi ha di più.

Chiara Erriquez