Nella regione Lanao del Norte, a sud delle Filippine, in un villaggio chiamato Dalama dove prima c’erano delle abitazioni ora non rimane che un ammasso di detriti, rocce, pezzi di legno arenati nella sabbia, segno della forza distruttiva che ha colpito questa area. Persone vagano in cerca di ciò che ormai è andato perduto, la propria casa, qualche oggetto di valore, un ricordo o una persona cara. L’alluvione, di una forza devastante, provocato dalla tempesta tropicale Tembin, ha portato via con sé tutto ciò che ha trovato sulla sua strada, senza alcuna distinzione.

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The Lanao del Norte region in southern Philippines has been devastated by landslides and flash floods [Richel V Umel/Reuters]

Nelle Filippine durante il periodo delle piogge, che va da maggio a dicembre, vengono registrate tra le 15 e le 20 tempeste. I tifoni, termine con cui vengono chiamati i cicloni nel Pacifico, solitamente colpiscono la zona nord delle Filippine. Appena una settimana dopo la tempesta tropicale Kai-Tak, il 22 dicembre il tifone Tambin, chiamato dalla popolazione locale Vinta, si è abbattuto contro Mindanao, la seconda isola dell’arcipelago, con venti fino agli 80 km/h e forti piogge torrenziali.

Fino ad ora sono stati registrati 200 morti e centinaia di scomparsi. Le zone più colpite sono state Lanao del Norte e Lanao del Sur, i governi provinciali difatti hanno dichiarato la stato di emergenza e i soccorsi continuano a lavorare senza sosta nonostante gli impedimenti. Il vero problema, secondo anche il capo della croce rossa filippina Richard Gordon, è che non si tratta di una sola provincia e i problemi di comunicazione con le zone colpite dalla catastrofe non fanno che aumentare. La paura di molti riguarda proprio le linee di comunicazione, senza le quali diventerebbe quasi impossibile portare soccorso e di questo passo le vittime potrebbero salire. Harry Roque, portavoce del Presidente Duterte, ha comunicato ai media locali che intorno alle 70.000 persone sono state colpite dall’alluvione e ha dichiarato anche la possibilità di un altro tifone in arrivo, che più che un avvertimento ha risuonato un presagio di futuro dolore.

Per molti il miracolo della sopravvivenza alla calamità viene oscurato dalle ombre del futuro. Molti abitanti hanno perso tutto e per loro sarà difficile ricominciare ancora una volta tutto daccapo. Secondo l’università di Sheffield, in uno studio datato 2016, i tifoni stanno diventando col passare degli anni sempre più devastanti.  Nel villaggio di Dalama molti sopravvissuti, la maggior parte contadini, piangendo, si chiedono cosa ne sarà del loro futuro se mai qualcuno li aiuterà a trovare un posto dove ritornare e che prima o poi diventerà nuovamente la loro casa. Hanna Morales Reyes, fotografa filippina, decise di immortalare una delle conseguenze del ciclone Hayan del 2013. La raccolta Shelter from the storm (2016), vede come soggetto  le donne che dopo il tifone sono state costrette a prostituirsi, ragazze di ogni età. Questo tifone fu uno dei più devastanti, lasciò senza casa 4 milioni di persone. Secondo il Fondo delle Nazioni Unite per la popolazione nel mese successivo alla catastrofe almeno 5.000 donne sono state vittima di violenza sessuale.

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Forse la popolazione delle Filippine non ha più paura del tifone in sé, dato che la loro esperienza gli permette di vedere questa calamità naturale sotto un’altra prospettiva, ma ciò a cui non si potranno mai abituare o preparare saranno le sue conseguenze.

Oscar Raimondi