Nello Yemen c’è una guerra iniziata nel 1990 che dura fino ad oggi ed ha provocato all’incirca 40 mila morti. C’è un guerra infinita, che si può dire causata anche da noi “occidentali”, che non è sotto i riflettori e di cui si parla veramente poco.

Lo Yemen non è sempre stato come lo si conosce oggi, infatti era diviso tra nord e sud e spesso caratterizzato da varie rivoluzioni viste le numerose invasioni avute da parte dell’Unione Sovietica e del Regno Unito.

Nel 1990 venne stipulato un accordo tra le parti, nel quale il nord sarebbe stato una presidenza e invece il Sud una vice-presidenza della repubblica. Le prime elezioni si tennero tre anni dopo, ma le truppe armate del nord ruppero l’accordo causando un’ulteriore rivoluzione, una prima indipendenza del sud e la ri-riunificazione dei due territori sotto la presidenza del nord.

Fino al 1998 ci fu un breve periodo di pace, ma quando l’influenza sciita dell’Iran ha iniziato a crescere nei territori del nord sono iniziati numerosi attentati verso i turisti, rapimenti e uccisioni. Le forze armate yemenite cercarono anche di reprimere i ribelli del nord, ma l’appoggio iraniano nei confronti degli sciiti era troppo forte e vista la vicinanza anche l’Arabia Saudita provò ad intervenire aiutando il governo.

Si può intendere che, fondamentalmente, la guerra era la popolazione sciita contro il Governo; in realtà la situazione è tutt’oggi molto più complicata. Infatti, a combattere l’uno contro l’altro sono in realtà le regioni del nord, sud e centro. Quest’ultimo è un attore fondamentale, infatti il centro è caratterizzato dal gruppo militare di Ansar Al Sharia legato fortemente ad Al Qaeda, che agisce reprimendo la popolazione, portandola alla povertà e conquistando vasti territori.

Aprendo una piccola parentesi bisogna ricordare che la religione musulmana è anche rappresentata dalla popolazione sia sciita che sunnita. I sunniti infatti sono coloro che, in contrasto con gli sciiti, conquistarono il territorio del sud, e che nel 2014 conquistarono la capitale Sana, facendo dimettere l’allora primo ministro sciita.

Il paese venne così diviso in tre zone: una controllata dagli sciiti (con a capo l’ex presidente), una dai sunniti (con a capo l’attuale presidente), e quella centrale dalle forze filo Al Qaeda. Questo accadde nel 2015, e da quell’anno in poi gli scontri, le ribellioni, le esplosioni, i rapimenti e le uccisioni non sono mai finite; specialmente a causa delle infiltrazioni all’interno degli Sciiti da parte dello Stato Islamico (ISIS/DAESH).

Vari raid aerei condotti dagli Stati Uniti hanno ucciso molti leader di Al Qaeda e circa 240 militanti terroristi, mentre l’Arabia Saudita, che tutt’oggi appoggia i Sunniti, continua a condurre bombardamenti nel nord dello stato.

Dal 1 marzo 2017 e per gli otto giorni consecutivi, gli Stati Uniti condussero 45 raid aerei uccidendo centinaia di militanti di Al Qaeda; e in ottobre l’Arabia Saudita è riuscita a catturare almeno 9 dei leader della frazione sciita appoggiata dal fondamentalismo iraniano.

Il 2 dicembre, gli sciiti hanno richiesto una tregua all’Arabia Saudita, ma due giorni dopo il loro leader venne ucciso dai sunniti riportando lo Stato in guerra, tanto da cercare di attaccare il 19 dicembre 2017 il palazzo reale del Re dell’Arabia Saudita.

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Numerose sono le interpretazioni che possiamo trarre da questa guerra. Si può affermare che sia una causa del colonialismo Europeo durante, dopo e prima della Seconda Guerra Mondiale; che sia un problema culturale; che sia colpa della povertà e del mancato intervento umanitario; o che sia perché lo Yemen è stato sempre uno stato cuscinetto, specialmente durante la guerra fredda. Principalmente poi è stato sempre uno Paese debole, che raramente ha saputo ribellarsi profondamente e democraticamente senza dover ricorrere alle armi, è sempre stato così perché influenzato fortemente da altri paesi, come l’Iran, e da molti fondamentalismi con Al Qaeda e lo Stato Islamico. Nonostante le sue risapute debolezze, l’Occidente non è mai stato in grado di aiutare lo Yemen in maniera concisa e risolutiva.

Le Nazioni Unite, insieme alle proprie truppe di Peace Keeping lavorano in prima linea oggi per aiutare la popolazione, cercando di sfamare i bambini, le madri e i padri. I volontari cercano inoltre di creare una tregua e denunciare tutte le ingiustizie visibili, come ad esempio hanno accusato l’Arabia Saudita di essere andata contro ai Diritti Umani bombardando mercati, scuole ed ospedali, uccidendo centinaia di innocenti. Anche la Croce Rossa e i Medici Senza Frontiere cercano di aiutare e di convincere le parti ad una tregua, e limitare la vendita di armi illegale che aiuta solamente la militarizzazione delle due frazioni. La guerra poi causa numerose situazioni di crisi parallele, come il calo di educazione, sanità, acqua, agricoltura, tutto. Dalle materie prime ai medicinali.

Tutto questo non deve essere tralasciato, perché è dal 1990 che si combatte una guerra sanguinosa, ed è dal 1990 che pochi ne sono consapevoli. Le bombe devono sempre fare notizia.

Giulia Anderson

Bibliografia: