In data 10 gennaio 2018 è iniziata la settima edizione di IMUN, ovvero la simulazione dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite, dove gli studenti approfondiscono e si confrontano indossando i panni di ambasciatori e diplomatici. Nel rivestire questo ruolo, i delegati svolgono le attività tipiche del ruolo che rivestono: tengono discorsi, negoziano con alleati e avversari, risolvono conflitti ed imparano a muoversi all’interno di ogni commissione, adottando le regole di procedura delle Nazioni Unite.

In particolare, presso la commissione LEGAL, si è tenuto un dibattito riguardo un topic molto importante: ovvero i diritti dei bambini con genitori incarcerati, una tematica più che attuale visti i numeri: 820.000 in tutto il mondo, e 75.000 solo in Italia. I diritti dei bambini sono stati toccati poco, tanto che nelle Mandela Rules sono presenti pochissimi articoli riguardo i diritti dei bambini con uno o entrambi i genitori incarcerati. Nel 1989, con un documento delle Nazioni Unite, un bambino viene riconosciuto come un soggetto con il diritto di mantenere rapporti con genitori e viceversa.

Durante la discussione dei delegati viene proposta l’idea di costruire strutture apposite per donne in gravidanza o con bambini con età inferiore ai 5 anni, rendendo la cella di reclusione più simile a un appartamento, dividendola tra cucina, area di gioco per il piccolo, e dove dormire. Il problema sorge quando paesi meno sviluppati e con minori possibilità economiche come il Myanmar, la Costa Rica, o l’Andorra, non dispongono di abbastanza fondi per compiere il progetto, e sono costretti a farsi aiutare economicamente da nazioni più ricche e sviluppate. Una delle possibili soluzioni è presentata dagli U.S. che propongono di istituire un fondo al fine di raccogliere i soldi necessari per la realizzazione del progetto. Per assicurarsi che i soldi destinati per i paesi bisognosi vengano usati per lo scopo prefissato, il Messico propone di istituire un organo apposito; ciononostante l’Irlanda afferma che i soldi necessari per costruire gli edifici nella propria nazione, e aiutare le nazioni meno sviluppate, sarebbero troppi, e neanche il più ricco dei paesi si direbbe così disponibile.

Sembra dunque che i giovani diplomatici siano ancora in una fase di stallo e il dibattito fa intuire che una soluzione potrebbe non essere dietro l’angolo quindi, nelle prossime sedute, i delegates cercheranno di trovare un punto di intesa a riguardo.

Federico Marinello