Durante il giorno 11 Gennaio 2018, presso la sede di Roma Eventi, si è svolta la seconda giornata di IMUN 2018, la quale è stata caratterizzata dalla discussione delle proposte dei diversi delegati in ambiti e commissioni differenti.

In particolare la commissione SOCHUM ha trattato la questione relativa alle popolazioni indigene e l’impatto che l’inquinamento e il cambiamento climatico sta avendo sull’ambiente in cui vivono.
Sono stati presentati due working papers nella giornata odierna, il primo redatto dai delegati di Finlandia, India e U.K. mentre il secondo redatto dai delegati di Ecuador, Mauritania e Colombia.
Il primo vedeva la sua impostazione su obiettivi a breve e lungo termine. I primi si concentravano sull’aiuto finanziario da parte dei governi nazionali e ponevano l’attenzione sulla possibilità di rallentare il riscaldamento globale, poiché quest’ultimo incide in modo negativo sui territori in cui vivono gli indigeni; mentre quelli a lungo termine si incentravano sulla proposta di una nuova tassa sui combustibili fossili e sulla creazione di una società no profit che integri gli indigeni nella società.
Tali proposte hanno suscitato differenti reazioni nella sala, tra le quali si ricordano la preoccupazione di un delegato della Colombia riguardo l’imposizione di una nuova tassa e il modo di relazionarsi con le popolazioni indigene e quella di due rappresentanti della Mauritania e della Svizzera che hanno posto l’attenzione sulla questione dell’integrazione femminile e sulle energie rinnovabili.

I redattori del primo working paper hanno risposto affermando che il loro maggior interesse, in relazione alle preoccupazioni sopra citate, riguarda l’apprendere i modi in cui gli indigeni riescono a vivere in natura non usando le tecnologie attuali e l’utilizzo di fonti di energia rinnovabili con l’integrazione dei pannelli solari. Di particolare rilevanza è il fatto che abbiano sottolineato ripetutamente come tali proposte debbano essere considerate come tali e non come imposizioni.

Il secondo working paper fondava le sue basi su diversi punti, tra i più rilevanti si ricordano la proposta di stanziare un fondo per la popolazione indigena, in modo tale da creare strutture per il mantenimento degli indigeni e per dare a tali popolazioni i beni primari di cui necessitano, come acqua e cibo, e tutto ciò che i cambiamenti climatici hanno negato loro. Altri punti importanti riguardano la formulazione di una tassa sui combustibili fossili in modo tale da limitare l’inquinamento; un’altra parte del progetto riguarda la creazione di un dipartimento (affiliato all’ONU) con il compito di difendere i diritti degli indigeni e di redigere un documento comune per il mantenimento in vigore delle leggi riguardanti l’integrazione degli indigeni nella società.

Tale working paper, essendo composto da più punti ha suscitato maggiori reazioni rispetto al precedente, tra questi si ricordano l’accusa di un delegato della Nuova Zelanda che denunciava l’interesse unicamente personale della Colombia in tale proposta, l’intervento di un rappresentante dell’Israele che ha esposto la sua incertezza riguardo l’efficienza del dipartimento sopra citato e un delegato del Vietnam che ha espresso la sua preoccupazione in relazione al crescente disboscamento.

I redattori del secondo working paper hanno risposto ribadendo ciò che avevano proposto in precedenza, affermando inoltre che non vogliono assolutamente incitare la creazione di nuove fabbriche a discapito delle zone forestali e che il loro progetto si basa su uno sviluppo sostenibile dal punto di vista energetico, citando per di più alcune dichiarazioni contenute nel “Trattato di Parigi”.

Tale giornata è stata quindi caratterizzata per lo più da dibattiti ed esposizioni, che vedranno il loro consenso o meno nei prossimi giorni. Si riuscirà a trovare un accordo su come salvaguardare le popolazioni indigene mondiali?

 

Alessandro Giambelluca

Arianna Brandoni

Simona Amato