Il 10 gennaio 2018 è stato il primo giorno del progetto IMUN (Italian Model United Nations), una simulazione dell’Assemblea delle Nazioni Unite che coinvolge gli studenti di tutta Europa, compreso il nostro Paese. È rivolta principalmente a coloro che sono appassionati alle tematiche e ai problemi internazionali, ma soprattutto ai giovani ragazzi pronti a discuterne insieme e a trovare ad ogni modo delle soluzioni in grado di soddisfare ogni Paese, senza nessuna distinzione.

Tra le varie commissioni vi è la LEGAL. Essa riunisce i delegati, ognuno rappresentante di uno specifico Paese del Mondo, che si occupano principalmente di promuovere lo sviluppo del pubblico internazionale, le leggi del commercio e l’ordine legale internazionale per mari e oceani. Tra gli argomenti più rilevanti si sta discutendo quello sui diritti dei bambini con uno, o addirittura entrambi, i genitori incarcerati.

Durante la commissione, ciascun delegato ha espresso le proprie opinioni, proponendo delle soluzioni alle conseguenze di questo grande problema, che ormai affligge ogni Paese del Mondo, e rendendo nota la situazione attuale, riguardo l’argomento trattato, del territorio rappresentato.

Ad esempio, l’Andorra è intervenuta dicendo: “Bisogna trovare un modo, che unisca tutti i Paesi, per spendere i soldi destinati alla risoluzione di questa problematica in maniera corretta, con un costante controllo da parte di un organo specializzato”. Gli Stati Uniti, in risposta, hanno affermato: “Sarebbero tenuti a contribuire tutti i Paesi, anche con il minimo, per fare in modo che si crei una vera cooperazione, volta al raggiungimento degli obiettivi prefissati”.

Inoltre, non sono da trascurare i diritti di bambini che si ritrovano “trascinati” in una situazione troppo grande per la loro età, impedendo loro la libertà, le basi ed i valori necessari per crescere con serenità. Il problema principale è la mancanza di fondi e Israele, in base a questo, è intervenuto affermando: “Occorre la costruzione di infrastrutture in grado di ospitare madri incarcerate con i propri figli, almeno nei primi anni di vita del bambino. Infrastrutture che siano in grado di soddisfare qualsiasi suo bisogno, come se vivesse in un contesto normale.”

 

Mirella Mirra

  Giorgia Pacifici