Nella giornata di oggi, 11/01/2018, all’interno della commissione LEGAL di IMUN 2018, sono proseguiti i confronti e le proposte in materia di tutela dei diritti dei bambini con genitori incarcerati. La seduta odierna è stata caratterizzata da una prima stesura dei “working papers” ed ha visto emergere tre principali linee di pensiero in merito alle possibili soluzioni da attuare per affrontare la situazione.

Principale sostenitore di una di esse è il delegato degli Stati Uniti che, analizzando il caso in cui una donna incinta si trovi in carcere, ha affermato la categorica necessità che il bambino nasca in un ospedale al di fuori della prigione e che vi resti, insieme alla madre, per tutto il tempo in cui ha bisogno di cure. Ha sottolineato poi che, nel caso in cui accada che un bambino nasca in carcere, è di fondamentale importanza, per la salute psicologica dello stesso, che ciò non venga riportato nel certificato di nascita, poiché potrebbe essere causa di discriminazione. Gli Stati Uniti hanno aggiunto come altro punto fondamentale del working paper l’esigenza di un supporto psicologico, in primis per il bambino durante tutto il suo percorso di crescita, ma anche per il genitore detenuto e i parenti, per individuare l’eventuale idoneità a fungere da famiglia affidataria. Il delegato propone inoltre per il bambino come termine massimo di permanenza in carcere con la madre i sei anni, entro i quali dovrà essere necessariamente affidato ad una famiglia.

Particolare seguito ha avuto inoltre il working paper promosso dal delegato dell’Andorra, la cui principale proposta prevede la creazione di edifici specifici affianco alle carceri, adibiti esclusivamente ai bambini figli di detenuti, in modo tale che siano i genitori a fare visita ai bambini e non il contrario, risparmiando loro gli effetti psicologici negativi dell’ambiente carcerario.

In contrasto con quest’ultima soluzione si sono espressi invece i rappresentanti di stati minori tra cui Singapore, Bahamas, Grenada e Belize, i quali hanno rimarcato l’insufficienza di risorse economiche per poter realizzare strutture aggiuntive e che dunque propongono di operare una separazione all’interno degli edifici già esistenti, dedicando sezioni speciali unicamente ai detenuti con figli e predisponendo ambienti adatti alla presenza di minori. A favore di questa proposta si è pronunciato il delegato degli Stati Uniti. Altro punto importante del working paper stilato dal gruppo di stati sopracitati è poi sicuramente la creazione di una carta internazionale dei diritti dei bambini figli di genitori detenuti, con il fine di tutelare e regolamentare tutte quelle situazioni non ben approfondite nella già esistente Carta dei Diritti dei bambini. Tra queste soprattutto i principali casi in cui un bambino abbia la madre in carcere, il padre in carcere o entrambi i genitori in carcere.

Infine, significativo è stato l’intervento del delegato del Brasile, che ha evidenziato l’importanza di trovare una soluzione comune, ed in pieno accordo si è dimostrato il delegato della Svizzera, che ha proseguito dicendo che, in assenza di una decisione unanime, non si riuscirebbe a venire a capo della problematica. È stata rimarcata infine la rilevanza che riveste la cooperazione tra gli stati in materia di problematiche internazionali e che rappresenta l’essenza stessa di IMUN.

Ludovica Porcheddu

Luca Masini