Sara Antonini, delegato degli USA in commissione SPECPOL, ci racconta come la sua esperienza sia stata allo stesso tempo stimolante e complicata.
Posizione delicata, dice, la mia: “abbiamo iniziato la simulazione e mi sono trovata addosso le critiche di tutte le altre nazioni.”
Ovvio che, quando si parla di una commissione dalla tematica così delicata, gli Stati Uniti d’America abbiano un ruolo rilevante.

Qual è la nazione che, di questi tempi, risente maggiormente di una crisi politica, economica e sociale?

Bombardata dell’assalto dei media fino a diversi anni fa, la situazione in Venezuela è oramai disastrosa. Guidata da un regime brutale, ormai sul lastrico, sia dal punto di vista finanziario che sociale; gli abitanti del Venezuela si trovano spogli di quelli che sono beni di prima necessità: cibo, medicinali. Oltre 11mila bambini con meno di un anno morti a causa di queste mancanze. Le persone si riversano in strada, una richiesta di aiuto, di libertà, contro un despota che ritengono responsabile della loro situazione. Questo il problema che la commissione SPECPOL si carica sulle spalle.

Qual è, in questo contesto, la posizione degli Stati Uniti?

Gli USA sono tra i pochi stati ad aver definito apertamente il governo Maduro una vera e propria dittatura. Nell’agosto 2017 sotto il governo Trump gli Stati Uniti impongono nuove sanzioni allo stato del Venezuela: vietata la compravendita di nuovi bond (titoli di credito) emessi dal governo Venezuelano e l’utilizzo di alcuni già presenti. Il paese del Venezuela è retto in piedi grazie al commercio del petrolio, il crollo dei prezzi ha reso questa fonte di sostentamento non più cosi affidabile. Le sanzioni imposte da Trump distruggeranno, a breve, ogni speranza di risollevamento dello stato.

Come operare, in quanto rappresentante di uno stato dal regime così rude per risultare coerente ma anche trovare una soluzione a quello che è il problema di cui si occupa la propria commissione?

Sara ci propone questo piano d’azione.
Alleata ad una delle cooperazioni creatasi nella commissione, dichiara di non imporre nuove sanzioni sul Venezuela e di non far valere le vecchie imposte, sperando in un risvolto positivo. Abbraccia anche le politiche pacifiche che tutti gli altri stati decidono di utilizzare. Tutto questo per una quantità di tempo limitata. Al peggiorare o persistere della situazione il governo degli Stati Uniti prenderà in mano la situazione, o per meglio dire, le armi.

Troppo audace questo sconvolgimento di governo attuato dalla nostra delegata? O Forse troppo utopico?

Forse sì, o forse era l’unica strada giusta da prendere. Siamo rappresentanti uniti per cercare una soluzione a problemi mondiali, che, per qualche giorno, sentiamo appartenerci profondamente. Lontani dal capire tutte le complesse manovre politiche che oggi giostrano il nostro mondo, facciamo quel che sentiamo, e quel che davvero vorremmo fosse fatto.

 Paradisi Alessia