Il 2018 è cominciato con un grande successo per la parità di genere: l’Islanda, primo paese al mondo a farlo, ha introdotto una legge riguardante la parità salariale tra uomo e donna. Questa legge prevede che tutte le aziende e gli uffici governativi con più di 25 dipendenti paghino in modo uguale donne e uomini, certificandolo periodicamente. Si tratta di un grande passo avanti, che era stato già annunciato l’8 marzo 2017 tramite una proposta di legge, che è stata in seguito approvata a giugno ed è entrata in vigore il 1 gennaio 2018.

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Innanzitutto, che cosa intendiamo quando parliamo di “parità salariale”? Intendiamo lo svolgimento di un lavoro uguale o di pari valore, che deve essere retribuito allo stesso modo per entrambi i sessi.

Da cosa dipendono le “discriminazioni di genere”? Donne e uomini spesso hanno diverse opportunità di assunzione e di accesso lavorativo che dipendono da pregiudizi, tra cui l’idea che la donna sia meno capace a gestire situazioni importanti, venendo così esclusa da ruoli decisionali importanti.

A cosa è dovuto questo successo per l’Islanda? Cosa l’ha spinta a portare avanti questa “battaglia” per limitare il gender gap in ambito lavorativo e salariale? Secondo la classifica del World Economic Forum, l’Islanda è considerata il miglior paese al mondo per la parità di genere, seguita dalla Norvegia e dalla Finlandia. L’Islanda infatti si è sempre battuta per difendere i diritti delle donne e per evitare che il “gender gap” aumentasse a dismisura, cercando soluzioni concrete. Inoltre, le donne sono sempre state molto attive e hanno spesso cercato alternative che limitassero discriminazioni di genere, non solo dal punto di vista lavorativo e salariale, ma anche in altri ambiti, quali gli abusi e la vita politica, creando una vera e propria “solidarietà femminile”.

Cosa prevede la legge islandese? la legge prevede che, ogni tre anni, tutte le aziende composte da almeno 25 dipendenti impiegati a tempo pieno debbano certificare al governo di pagare lo stesso stipendio sia agli uomini sia alle donne che svolgono lo stesso lavoro. Le aziende più grandi dovranno dimostrare tutto ciò già alla fine di quest’anno, mentre quelle più piccole lo faranno nei prossimi anni. Così facendo, il governo ha promesso di eliminare completamente le disparità salariali entro il 2022, prevedendo multe per le aziende che non rispettino la norma. In realtà, la legge non prevede che tutte le persone che svolgono lo stesso lavoro vengano pagate allo stesso modo, perché è possibile che ci siano delle differenze date dall’esperienza dei lavoratori; tuttavia, sarà necessario dimostrare che queste differenze non dipendono dal genere dei lavoratori. Grazie a questa nuova legge, secondo il governo, sarà possibile individuare le ingiustizie e le disuguaglianze di genere in maniera più semplice.

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A che punto siamo, globalmente, per limitare il divario di genere? L’Islanda è riuscita a colmare il divario di genere per l’88%, mentre a livello globale il divario di genere è stato colmato solo per il 69%. Secondo il rapporto del World Economic Forum, mancano ancora 217 anni per riuscire a colmare definitivamente il divario di genere, mentre nel 2016 si parlava di 170 anni. L’aumento di questa cifra dimostra che il divario di genere continua ad aumentare e sarà necessario attuare delle misure più restrittive per evitare che il “gender gap” continui pericolosamente ad aumentare, cercando di ritrovare quella “solidarietà femminile” che ha portato l’Islanda ad impegnarsi in maniera attiva per ridurre definitivamente questo problema e per rendere il proprio paese un “Paese per donne”.

Giorgia Di Bucci

 

Fonti:

ANSA

World Economic Forum

Istat