L’eredità della Costituzione Italiana a 70 anni della sua promulgazione

Il 1 gennaio 1948 in Italia entrava in vigore la Costituzione della neonata Repubblica Italiana. Da allora sono passati 70 anni. In queste sette decadi il nostro paese è cambiato, in certi aspetti radicalmente. Ma il documento su cui si basano gli organi dello Stato è cambiato molto poco, tanto da poter essere considerato nella sostanza ancora quello approvato dai Padri Costituenti. Molti ragazzi e molti adulti oggi si chiedono a che serva tenere un documento così vecchio. La tesi sostenuta da tante persone è che in un mondo in continua evoluzione certi aspetti della politica e dell’economia devono essere resi più dinamici. Perciò la Costituzione, vista la sua veneranda età, risulta essere obsoleta e soffocante, un vero intralcio verso la modernizzazione del paese. In realtà non è così. La Costituzione è un documento eccezionale. È un esempio di modernità, una fonte giuridica eccezionale, uno specchio di cosa sono capaci i politici italiani quando alla cultura abbinano il rispetto per il prossimo e per la persona umana.

La nostra Costituzione è figlia di un periodo storico importantissimo: gli anni 30’ del secolo scorso e la Seconda Guerra Mondiale. Nel periodo che va dal 1939 al 1946 il mondo vide un conflitto che toccò tutti i continenti del mondo, e che si concluse con la creazione della bomba atomica. Il rispetto per la persona venne meno in tutta Europa. I regimi dittatoriali agirono per l’annientamento dei nemici della “razza”,  dei “deviati”, dei prigionieri politici. L’apice di questa pazzia fu rappresentato dallo sterminio degli ebrei nei campi di concentramento. I nostri Padri Costituenti avevano vissuto sulla loro pelle tutto questo. Si erano dovuti nascondere dal regime nazifascista, erano dovuti emigrare e avevano visto la distruzione della Guerra con i loro occhi.

Dopo il Referendum del 2 Giugno 1946, con il quale si proclamò la Repubblica e si elesse l’Assemblea Costituente, gli esponenti della classe politica ed intellettuale italiana iniziarono a lavorare sulla nuova Costituzione. Tutti si volevano lasciare alle spalle gli eventi a quali avevano assistito e lavorare in maniera costruttiva a qualcosa che potesse evitare nel futuro il ripetersi di quei fatti. In quella assemblea sedevano Democristiani, Comunisti, Socialisti, Repubblicani e membri dell’Unione Democratica Nazionale. Le voci erano molte e spesso discordanti tra di loro. Ma tutti miravano ad un unico scopo: scrivere un documento condiviso per poter ricostruire il paese. E ci riuscirono.

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il primo presidente del Repubblica Italiana de Nicola al momento della promulgazione della Costituzione il 27 dicembre 1947

Il segno più tangibile della volontà di instaurare un nuovo rapporto tra le forze politiche italiane fu evidente riguardo l’approvazione dell’articolo 7. Recita questo articolo “Lo Stato e la Chiesa cattolica sono, ciascuno nel proprio ordine, indipendenti e sovrani. I loro rapporti sono regolati dai Patti Lateranensi. […]”. Significa che i Patti Lateranensi firmati dal regime fascista nel 1929 continuavano ad essere vigenti anche se in Italia sia la forma di governo che quella di stato erano cambiate. Lo scontro era molto teso perché una parte della Costituente era favorevole a mantenere in vigore i Patti, mentre l’altra li considerava non validi perché firmati da uno stato illiberale. I due partiti più importanti in quel momento, siamo all’inizio del 1947, erano la Democrazia Cristiana (DC), che era favorevole all’articolo 7, e il Partito Comunista (PCI), che invece si era espresso in maniera contraria al mantenimento del Trattato. La situazione si risolse con una inaspettata apertura da parte di Togliatti, Segretario del Partito Comunista, che si dichiarò a favore della sua approvazione. La sua giustificazione fu che non voleva creare una situazione di guerra civile in un paese a maggioranza cattolica. La DC e il PCI furono i due partiti che caratterizzarono le vicende politiche italiane, e non solo, fino al 1992. Erano l’uno l’antagonista dell’altro, ma in quella occasione uno dei due non mancò di collaborare per evitare che la fragile situazione sociale del paese potesse degenerare in un altro conflitto.

Questo tipo di collaborazione, al giorno d’oggi, sembra fantascienza. La dialettica politica che caratterizza l’operato dei nostri amministratori è segnata da un astio nei confronti degli avversari politici. Non si governa per il popolo ma per sopraffare l’avversario. Gli scambi di opinioni nei talk show riflettono l’ignoranza degli esponenti dei partiti e l’assenza di buona volontà nel ricercare una soluzione condivisa ai tanti problemi del nostro paese. Qual è quindi l’esempio che ci viene dato dopo 70 dalla Costituzione ? Che il confronto e il dialogo tra diverse idee è sempre necessario e che questo è il modo migliore per risolvere i problemi. Ed è questo che noi membri dello staff di United Network cerchiamo di insegnare con le nostre simulazioni.

Cosimo Graziani