“An end to this practice by 2030.” È questo l’impegno che il segretario generale delle Nazioni Unite, António Guterres, ha voluto prendere nei confronti delle più di 200 milioni di donne che hanno subìto nella loro vita almeno una mutilazione genitale; ampliando in maniera significativa il programma quindicennale dei “17 sustainable development goals to transform our world” stilato il 25 settembre 2015 dall’Assemblea Generale dell’ONU e che i delegati della commissione ECOFIN di IMUN 2018 hanno avuto modo di studiare nel dettaglio.

La cosiddetta “Female Genital Mutilation” (FGM) è, come si sa, un’usanza piuttosto antica (veniva praticata già più di mille anni fa infatti), diffusa in più di 30 paesi (perlopiù dell’Africa e del Medio Oriente), per la quale vengono sottoposte ragazze di massimo quattordici o quindici anni d’età per mere convenzioni sociali e culturali, ma non religiose, che causa nella maggior parte dei casi gravi emorragie e problemi di salute come cisti, infezioni o infertilità e aumenta sensibilmente il rischio di morte neonatale durante una gravidanza.

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Al di là della risonanza mediatica che la proclamazione di questa giornata mondiale è riuscita ad ottenere, grazie anche alla collaborazione di numerosi personaggi pubblici che hanno sottolineato l’importanza di tale problematica, si è considerata possibile l’eliminazione delle FGM entro il 2030 in funzione più che altro dell’incredibile e costante operato che il Fondo delle Nazioni Unite per la popolazione (UNFPA) e il Fondo delle Nazioni Unite per l’infanzia (UNICEF) stanno portando avanti da alcuni anni attraverso un efficace programma di iniziative svolte sul territorio. Ciò viene poi sintetizzato in alcuni video che denunciano il fenomeno, ricordandoci al contempo che “non c’è più tempo da perdere”.

Flavia Cuccaro