Viaggiate, c’è sempre un deficit di informazione sulle condizioni dei paesi a noi lontani ma che hanno pur sempre una rilevanza sul nostro.”

È così che il giornalista Federico Rampini esordisce durante l’intervista portata avanti da noi studenti, vincitori del concorso “La Repubblica” e partecipanti al progetto di simulazione delle nazioni unite: Imun.

Grazie al proprio lavoro, Rampini ha avuto la possibilità di viaggiare molto, da San Francisco a New York, da Parigi a Shangai, cimentandosi nel definire le linee rosse della geopolitica del nostro mondo, sempre in perenne mutamento ed evoluzione.

Ma quale paese scegliere?

Il giornalista sostiene che, nel valutare la potenza di una nazione, occorre differenziare tra la sua influenza economica e militare e la sua egemonia culturale, intesa anche come la capacità di esportare valori: il “soft power”.

Rampini ha avuto la fortuna di lavorare a Pechino in una fase in cui si riunivano tre condizioni principali: un fortissimo dinamismo economico, una indiscussa propensione verso l’occidente e, soprattutto, una presidenza cinese poco autoritaria ed accentratrice.

Ed è quindi la Cina ad essere, secondo il giornalista, in una traiettoria di crescita tale da poterla portare a sorpassare le altre potenze egemoni, coronando il “sogno cinese” e permettendoci di paragonare il modello di espansione Cinese ad una tendenza al monopolio che, riproducendo i peggiori difetti della vecchia economia di mercato, alimenta i volti predatori dei gruppi capitalistici a noi contemporanei.

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Ma siamo sicuri che sia possibile parlare della nascita di un modello di valori esportabili nello stesso paese in cui vige ancora una cultura di repressione e censura?

Per il giornalista Rampini è l’impatto positivo della globalizzazione ad aver spinto la Cina ad acquisire un ruolo sempre più rilevante all’interno dell’equilibrio culturale, politico ed economico del mondo.

Una globalizzazione che, pur sottolineando le diseguaglianze all’interno dei singoli paesi occidentali, riduceva le distanze nord-sud, permettendo di incrementare la ricchezza materiale delle grandi nazioni come la Cina e l’India; la nuova “Cindia”.

Ed è il viaggio lo strumento che più ci dà la possibilità di comprendere le condizioni socioeconomiche dei paesi da noi ancora poco analizzati, concedendoci la libertà di superare quei limiti conoscitivi che la stampa ed internet ci impongono ogni giorno e permettendoci di tratteggiare il percorso delle diverse nazioni ormai in ascesa.

Un “viaggio” in grado di alimentare il flusso di informazioni ed il coinvolgimento globale in tutte quelle trasformazioni che interessano, in termini differenti, ogni singolo territorio.

Marta Rastellini