Sveglia presto, allenamento, sudore, sforzo, dolore, muscoli contratti, limiti da superare, alimentazione sana, sacrificio, ambizione, ancora allenamenti.

Stesso percorso e stessa forza di volontà per uomini e donne, ma diverso riconoscimento e diverse opportunità.

Lo sport migliora la salute fisica e mentale e può inoltre facilitare l’interazione e il dialogo,  favorendo inoltre l’integrazione tra diverse razze e religioni ed evitando diversità di genere.

Ma possiamo dire che oggi le cose stiano effettivamente in questi termini?

In una realtà in cui si conosce Valentina Vignali per le sue torte e non per le sue abilità di cestista, in un mondo in cui si elogiano le giocatrici di calcio femminile per le loro foto sui calendari, in una quotidianità in cui un giocatore di calcio ha uno stipendio di gran lunga superiore rispetto alle sue colleghe, si può dire di aver raggiunto l’integrazione di genere?

Da poco conclusosi (13 febbraio), il World Radio Day, immerso quest’anno nello scoppiettante clima delle Olimpiadi Invernali in Corea, si è  incentrato sul tema di Radio e Sport e, in particolare, proprio sull’eguaglianza di genere negli sport.

La radio è vista, infatti, come un mezzo in grado di promuovere l’equilibrio e l’uguaglianza tra i due sessi: un’unica voce che esalti non le differenze, ma ciò che accomuna uomini e donne sotto la parola “Atleta”.

La Giornata Mondiale della Radio fu istituita nel 2011 dalla General Conference dell’UNESCO, in considerazione del fatto che la radio è ritenuta il mass media più rilevante, essendo in grado di arrivare alle orecchie e ai cuori di più del 95% della popolazione mondiale.

I media possono svolgere un ruolo importante nel rafforzamento o, viceversa, nell’indebolimento degli stereotipi di genere nello sport.

L’applicazione di stereotipi di genere agli atleti maschi e femmine da parte dei media è ampiamente documentata e, in particolar modo, le atlete vengono sovente “sessualizzate”: si tende infatti a rappresentarle in un modo che contribuisce a mettere in secondo piano i risultati ottenuti nello sport, dando risalto alla femminilità e all’attrazione sessuale invece che alla forza e alle capacità atletiche.

Ma gli stereotipi di genere colpiscono anche gli atleti maschi. Esistono ancora sport considerati “da donna” (come la ginnastica o il pattinaggio), in cui gli uomini non hanno il giusto riconoscimento o lo spazio che meritano.

Ci si è interrogati dunque su come risolvere questo problema. Tra le soluzioni ipotizzate al fine di conseguire l’equilibrio di genere e rafforzare la presenza delle donne nei ruoli decisionali nello sport, si è suggerito di ampliare il ventaglio delle misure mirate, ad esempio organizzando dibattiti pubblici, mettendo a disposizione programmi di formazione e di tutoraggio e avviando politiche proattive che incoraggino le giovani donne a rimanere nello sport.

L’effetto delle misure legislative e volontarie potrebbe essere rinforzato da iniziative dirette a sensibilizzare l’opinione pubblica e a contrastare i ruoli di genere prescrittivi. Lo sradicamento degli stereotipi di genere è considerato fondamentale ai  fini dell’eliminazione delle barriere che limitano l’accesso delle donne alle posizioni di vertice nello sport.

Lo sport è in grado di far battere milioni di cuori all’unisono, accomunati dalla passione per l’agonismo e dall’emozione per una vittoria. Quell’empatia verso uno sconosciuto di cui condividi la stessa gioia o lo stesso rammarico è in grado di unire persone con nazionalità, credenze e religioni diverse. Perché, dunque, dovrebbe essere diverso tra uomo e donna?

Come diceva William Butler Yates “Se ciò che io dico risuona in te, è semplicemente perché siamo entrambi rami di uno stesso albero”.

Giorgia Verna