L’11 febbraio è stata celebrata la “Giornata mondiale delle donne nella scienza”, istituita dalle Nazioni Unite per promuovere la parità di genere anche in ambito scientifico. La parità di genere è ritenuta essenziale in qualsiasi ambito, in particolar modo in quello scientifico per poter produrre uno sviluppo mondiale sostenibile ed equo; per questo nei “17 sustainable goals” dell’agenda 2030, il quinto è dedicato alla parità di genere, per promuovere l’empowerment di donne e ragazze. Come riportato dalle Nazioni Unite, “la parità di genere non è solo un diritto fondamentale, ma è base necessaria per creare un mondo pacifico e sostenibile”. Aiutando le donne ad affermarsi nella società, fornendo loro acceso all’educazione, assistenza sanitaria, parità salariale e un ruolo attivo in politica, si creerà un’economia più sostenibile da cui tutte le società potranno trarre benefici.

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Per poter dedicare questa giornata alle donne nella scienza, le Nazioni Unite hanno adottato una Risoluzione il 22 dicembre 2015 intitolata “International Day of Women and Girls in Science”, in cui è stata sottolineata la necessità di ottenere parità di genere anche in ambito scientifico. Infatti, secondo alcuni sondaggi, mentre il 61% degli uomini sarebbe più propenso ad intraprendere studi scientifici, solamente il 28% delle donne avrebbe intenzione di intraprendere gli stessi studi.

Antonio Guterres, Segretario Generale delle Nazioni Unite, durante questa giornata, ha richiesto di porre fine ai pregiudizi che limitano l’evoluzione della parità di genere e ha richiesto un maggiore impegno per integrare le donne nella nostra società, in particolar modo in ambito scientifico; è risaputo infatti che l’ambito scientifico venga considerato principalmente un ambito maschile. Per questa motivazione, Guterres ha richiesto che le donne vengano integrate maggiormente in lavori scientifici in ambito tecnologico, chimico, e ingegneristico, e che venga data la possibilità di intraprendere carriere professionali a lungo termine.

Per rafforzare l’importanza di questa giornata, l’8 e il 9 febbraio 2018 è stato indetto un forum chiamato “Equality and Parity in Science for Peace and development” a New York nella sede delle Nazioni Unite. Tra i temi affrontati ritroviamo l’analisi di alcuni programmi indetti dalle Nazioni Unite per un miglior coinvolgimento femminile e le donne nella scienza per il mantenimento della pace.

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Possiamo essere soddisfatti del lavoro svolto fino ad ora? Sotto un certo punto di vista sì, se pensiamo a quante donne rinomate in ambito scientifico possiamo menzionare, tra cui Fabiola Gianotti, direttrice generale del Cern di Ginevra, Rita Levi Montalcini, che nel 1986 ottenne il Premio Nobel per la Medicina, Francoise Barré-Sinoussi, che fece parte del team dell’Istitut Pasteur che scoprì il virus dell’immunodeficienza umana, o Emmanuelle Charpentier che permette di riscrivere il codice genetico. Se da un certo punto di vista abbiamo la prova che alcuni risultati siano stati ottenuti, dall’altra parte in realtà c’è ancora molta strada da fare. Infatti, nonostante gli sforzi delle Nazioni Unite, il rapporto uomo-donna è ancora impari. Basti pensare a Elizabeth Blackburn, alla quale un professore chiede come mai, una “ragazza carina” come lei avesse deciso di studiare materie scientifiche. Oggi ci sono ancora tanti pregiudizi, tant’è che il 97% dei premi Nobel scientifici sono stati assegnati solo a uomini. Per combatterli, bisogna riconoscere la loro esistenza e dimostrarne la loro infondatezza. Solamente così potremo migliorare la nostra società, creando uno sviluppo non solo sostenibile, ma anche equo, aiutando le donne ad emanciparsi e a trovare il “proprio posto” all’interno della collettività, senza che esse vengano discriminate da pregiudizi o paragoni sessisti. D’altronde, oggi, quante donne vediamo impegnate in ambito tecnico-scientifico? Ancora troppo poche, ed è tempo di rivoluzionare la nostra società.

Come ha detto Margherita Hack “il progresso della conoscenza avviene perché noi possiamo basarci sul lavoro dei grandi geni che ci hanno preceduto”, uomini o donne che siano.

Giorgia Di Bucci

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