Il termine “modern slavery” (schiavitù moderna) può sembrare in effetti un ossimoro, un accostamento ambiguo, magari un errore ma non è così. Parlare di schiavitù, un concetto apparentemente così legato al passato e alla storia, significa in realtà voler affrontare un tema estremamente attuale che è spesso, però, coperto da una coltre di omertà.

Secondo un rapporto stilato nel 2016 dall’Organizzazione Internazionale del Lavoro delle Nazioni Unite (ILO) insieme all’Organizzazione Internazionale per le Migrazioni e alla Walk Free Foundation presentato nel settembre dell’anno scorso all’Assemblea Generale delle Nazioni Unite vi sono più di 40 milioni di schiavi nel mondo. Più della metà di essi è costretta a svolgere lavori forzati nell’ambito per esempio dell’agricoltura o dell’industria del sesso, mentre i restanti 15 milioni sono obbligati ad unirsi in matrimoni contro la propria volontà. In particolare il 71% del totale è rappresentato da donne e ragazze che, infatti, costituiscono il 99% delle vittime sfruttate sessualmente e l’84% delle “spose forzate”.

Non solo, secondo il rapporto sono più di 152 milioni i bambini di età compresa tra i 5 e i 17 anni sfruttati come forza-lavoro (praticamente uno ogni dieci nel mondo). La maggior parte di essi (72 milioni) si trova in Africa, ma numeri impressionanti si riscontrano anche in America (10,7 mln) e in Europa (5,5 mln); solo l’Italia infatti ne conta quasi 130mila, ed è “superata” da Polonia e Turchia.

Il direttore generale dell’ILO Guy Ryder, alla luce dei seguenti dati non ha potuto far a meno di mostrare alcune perplessità circa il raggiungimento dei cosiddetti SDG: “il mondo non sarà in grado di raggiungere gli Obiettivi per lo Sviluppo Sostenibile senza l’intensificazione degli sforzi per combattere questi drammi.”; della stessa idea è anche il presidente della fondazione Walk Free che ha infatti affermato: “Questi dati mostrano in maniera nitida il livello di discriminazione e disuguaglianze nel nostro mondo, come pure la tolleranza sconvolgente che permette che questo sfruttamento continui. Dobbiamo dire basta a queste ingiustizie. Tutti abbiamo un ruolo nel cambiare questa realtà: coloro che esercitano attività d’impresa, i governi, la società civile e ognuno di noi.»

Flavia Cuccaro