Cosa stanno facendo le nazioni unite (ONU)? Qual è il loro ruolo internazionale? Organizzazioni non governative (ONG), come Amnesty International, in che maniera agiscono? Le politiche protezionistiche di Trump (“American First”) sono l’unico male? Quali sono le oscurità mascherate della Cina di Xi Jinping?

Queste sono tutte domande che ciascuno dovrebbe porsi, non solo perché riguardano la realtà che viviamo quotidianamente, ma anche perché toccano sfere molto più sensibili, come la vita delle persone, del mondo, il sostegno delle libertà, dei diritti per i quali sono morti milioni di uomini, senza i quali ci sono tracce di soli distruzione e sangue. Bisogna ricordare i motivi per cui sono stati stilati i diritti universali dell’uomo, e soprattutto in quale periodo della nostra storia, ossia una fase di guerre, propagande e false dottrine, dove serviva un paladino di protezione e libertà, incarnato dalle nazioni unite, e, in seguito, da altre ONG. Queste forme di rappresentanza si devono difendere poiché, pur essendo iniziative private supportate anche da volontari, aiutano nella gestione e nel controllo dell’applicazione dei diritti universali in tutte le nazioni; un esempio concreto è Amnesty International. Oggi, si potrebbe dire che queste siano le uniche forme di rappresentanza della persona, specialmente in paesi non sviluppati in questi termini, che fungono da baluardo nel buio, da lume nell’oscurità; spesso, a oscurare le sorti della Terra e dei suoi abitanti, sono proprio gli stati firmatari di tali accordi e garanzie di giustizia, a volte gli stessi membri permanenti dell’ONU; è facile, per un paese, dichiararsi a favore del bene, del diritto, con discorsi umanitari e buonisti, ma quando si tratta di agire, concretamente, nella miseria delle miserie, allora si rinnega tutto, e il bene diventa male, tentando di indebolire e togliere la voce a chi grida, a chi dà parola.

Poi, non si può parlare dei sistemi internazionali senza citare le maggiori tra le superpotenze mondiali, ossia gli Stati Uniti D’America e la Cina. Innanzitutto, come mai e da chi è stato eletto Trump? Ebbene, proprio dalla classe operaia, dai metalmeccanici di Detroit ai minatori della Silicon Valley ai fattorini di Amazon; sembra strano che proprio questa fascia sociale abbia votato per un concetto di così chiara destra; nel corso della storia, di fatti, ci si è abituati a pensare a tale classe difesa dalla sinistra, invece, oggi, ci si chiede come la sinistra possa fare di più per difenderla. Perciò, come prede respinte da una parte e invogliate dall’altra, il popolo americano, e altri, sono stati catturati dall’ideologia che prometteva di difendere la patria e i cittadini, i commerci interni, la battaglia contro la globalizzazione e contro l’immigrazione, nell’affermazione dell’egemonia di se stessi (ovviamente, in maniera protezionistica e antiumanitaria).  In questo modo, Trump ha iniziato ad applicare, già dal suo secondo anno, alcuni dazi su merci importate dall’estero, e a cercare di ridurre, per quanto possibile, tutta la transumanza nell’America e dall’America. Però, sono sbagliati sia un estremo sia un altro; forse, l’occlusione totale nella propria etnia per affinità culturale e di pensiero e la globalizzazione sfrenata con rischi e vantaggi sono capi opposti, ma lo stesso non convenienti per alcuni aspetti.

In questo contesto, bisogna citare la Cina, figlia dello sviluppo economico e dell’ascesa all’occupazione della supremazia commerciale in pochissimo tempo. Infatti, questo paese ha fatto passi da gigante, e dalla sua misteriosità e occlusione arcana, è diventato lo stato più aperto nell’esportazione dei prodotti e con la rete più fittizia di commerci, mentre, per quanto riguarda la politica e le informazioni storiche del paese, rimane sempre sconosciuto; i giornalisti vengono limitati sull’informazione su questa nazione, e le cose più compromettenti vengono semplicemente archiviate, cancellate dal corso della storia. Troppi periodi della Cina, come quello dell’attuale presidente Xi Jinping, che viene definito dal giornalista Federico Rampini “L’ombra di Mao”, sono fatti di censure, rigidità, assolutismi, punizioni, segreti e sfruttamenti, con un capo di stato rigido ed egocentrico, oltre che accentratore di potere e con l’unico scopo di aumentare ricchezza, o almeno per pochi; questo atteggiamento risale alla personalità spietata di Mao Zedong. Ciò significa che ci dovremmo difendere dall’inondazione cinese? Forse dovremmo rinchiuderci in un guscio protettivo? La paura più grande è quella della scomparsa della propria cultura, sommersa dalla stragrande maggioranza di una popolazione in continua crescita, ma bisogna pensare: esisterà un sogno cinese esportabile? Ci saranno dei valori e delle ideologie cinesi da cui ci sentiremo sedotti?

Infine, la verità, la notizia, la conoscenza del mondo e dei suoi componenti sono l’unica cosa che, se ciascun cittadino apprendesse, determinerebbero il miglioramento nel campo politico e sociale. Questo significherebbe portare al potere non chi fa promesse e vuole l’aumento del solo PIL, ma chi aspira alla felicità del singolo individuo. La cultura è la migliore arma, e noi, cittadini della polis più grande, proprio noi, siamo la differenza.

Matteo Verbo