La schiavitù è la condizione propria di chi è giuridicamente considerato come proprietà privata, e quindi privo di ogni diritto umano e completamente soggetto alla volontà e all’arbitrio del legittimo proprietario.

Oggi la schiavitù ci appare come una cosa superata, disumana e sbagliata, ma per oltre 400 anni, 15 milioni di uomini, donne e bambini sono stati vittime del tragico commercio transatlantico di schiavi.

Il 25 marzo di ogni anno ricorre dunque la Giornata Internazionale di commemorazione delle vittime della schiavitù e della tratta transatlantica degli schiavi, la quale offre l’opportunità di onorare e ricordare chi ha sofferto ed è morto a causa del brutale sistema schiavistico. La giornata, istituita nel 2007, serve anche da monito e per mettere in guardia dai pericoli del razzismo e dell’intolleranza che tutt’oggi ammorbano la nostra società, e a ricordare che sebbene la schiavitù sia stata abolita, il commercio di esseri umani non è stato ancora debellato.

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La schiavitù di ieri

Il commercio transatlantico di schiavi ha rappresentato la più grande forma di migrazione forzata nella storia, e una delle più disumane. Il vasto esodo di africani si diffuse in molte aree del mondo, e non ha precedenti nella storia umana.

I primi ad esportare gli schiavi furono i portoghesi, storicamente uno dei popoli con le più grandi capacità di navigazione e senza dubbio uno dei più sanguinari. Quando con la scoperta del Nuovo Mondo la domanda aumentò, le potenze europee non poterono farsi trovare impreparate: serviva mano d’opera efficiente e, soprattutto, poco costosa.

Iniziarono così un vero e proprio mercato, e milioni di africani furono deportati in condizioni pietose dalle loro terre in America, dove avrebbero lavorato. Molti di essi non arrivarono mai a destinazione, a causa delle condizioni disumane di questi viaggi.

Dal 1501 al 1830 l’Atlantico venne attraversato da un numero di africani quattro volte maggiore rispetto al numero di europei, e questo caratterizzò la demografia delle Americhe di quel periodo come un fenomeno basato sull’ampliamento della diaspora africana, più che un esodo europeo.

Commercianti e avventurieri olandesifrancesispagnoliportoghesiinglesiarabi ed un certo numero di regni autoctoni dell’Africa occidentale, svolsero un ruolo di primo piano nella tratta atlantica degli schiavi africani, soprattutto dopo il 1600. L’autore Forsythe scrisse che “la pratica proseguì fino all’inizio del XIX secolo circa, quando i 3/4 di tutti gli esseri umani viventi vennero intrappolati in una qualche forma di schiavitù o di servitù della gleba contro la loro volontà“.

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La schiavitù di oggi e la tratta degli esseri umani

Anche se la schiavitù non è più ufficialmente legale in nessuna nazione del pianeta, il traffico di esseri umani rimane un grave problema internazionale; si stima che tra i 25 e i 40 milioni di persone si trovino attualmente ancora in uno stato di schiavitù effettiva.

Durante la seconda guerra civile in Sudan, terminata nel 2005, i prigionieri di entrambe le parti vennero ridotti in schiavitù. Inoltre, anche se essa in Mauritania è stata criminalizzata nell’agosto del 2007, si stima che fino a 600.000 persone (il 20% dell’intera popolazione) siano ancora oggi schiavi, molti dei quali utilizzati nel lavoro forzato a seguito di una servitù debitoria. Altre testimonianze del fenomeno emersero alla fine degli anni novanta, nei riguardi di una schiavitù sistematica tramite il lavoro minorile, attuata nelle piantagioni di cacao dei paesi africani occidentali.

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La tratta di esseri umani è lo sfruttamento di una persona contro la sua volontà con l’uso della violenza. E’ uno dei crimini in più rapido aumento nel mondo e uno dei più redditizi, generando circa 120 miliardi di euro di profitti ogni anno. Tra il 2013 e il 2014, nell’UE si sono registrati 15.846 casi di vittime della tratta di esseri umani per sfruttamento sessuale o lavorativo, vendita di organi o servitù domestica. Si tratta soprattutto di donne e ragazze. Più della metà ha meno di 25 anni.

Con la crisi migratoria in corso, il Parlamento europeo continua a dare priorità alla lotta contro la tratta di esseri umani. L’Unione europea ha adottato anche una strategia (2012-2016) che comprende 40 misure differenti contro la tratta degli esseri umani e un coordinatore unico per assicurarne l’applicazione.

Tanto è stato indubbiamente fatto, ma tanto rimane da fare, poiché la strada per la totale abolizione della schiavitù risulta essere ancora lunga e tortuosa. Vi invitiamo dunque ad una riflessione, affinché i vostri pensieri di oggi siano le soluzioni di domani.

“Nessuno è nato schiavo, né signore, né per vivere in miseria, ma tutti siamo nati per essere fratelli” [Nelson Mandela]

                                                                    Camilla Fioravanti