“Quanti ancora devono morire prima che questa guerra finisca?”

Uno dei motivi per cui i Model sono tanto apprezzati è che sono un gioco di ruolo: permettono di vestire i panni di un ambasciatore di una cultura diversa dalla propria, di andare oltre la quotidianità del proprio paese e vedere quanto ancora c’è da fare nel mondo. Un italiano è abituato a sentir parlare di donne al potere, di uguaglianza di genere, di colore, di sesso. Eppure non è così per il resto del mondo: donne non rappresentate, violenza, disuguaglianza, razzismo.

Questo era ciò per cui lottava Marielle Franco, la consigliera comunale del Partito Socialismo e Libertà di Rio de Janeiro uccisa la notte del 14 Marzo proprio nel centro della città.

Un’esecuzione in piena regola: la luce rossa del semaforo, una macchina con i vetri oscurati affiancata da una seconda, Marielle seduta sul sedile posteriore, dieci colpi.

Marielle, nata trentotto anni fa a Marè, una delle zone più degradate e violente di Rio de Janeiro, era la voce del femminismo, dei diritti umani e della difesa degli abitanti delle favelas brasiliane.

Franco usava attivamente i social per denunciare gli atti di violenza continui che la sua gente subiva ogni giorno. Emblematico il suo ultimo tweet, frase profetica di una donna che fino all’ultimo non si è tirata indietro alle ingiustizie del suo paese: “Quantas mais vao precisar morrer para que essa guerra acabe?” ovvero “Quanti ancora devono morire prima che questa guerra finisca?”

Scioccata la popolazione brasiliana. Amici, parenti e tutti coloro che la stimavano si sono riuniti per non lasciare che le parole di Marielle siano state dette invano.

“Mulher negra, aria de Marè, Feminista, sua voz florescerà” – Donna nera, aria di Marè, femminista, la sua voce fiorirà.

Centinaia di persone si sono radunate davanti alla Sala del consiglio brasiliana per ricordarla. I social inondati dagli hastag #Mariellevive #Mariellepresente.

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Amnesty International, da sempre attivo nella campagna contro il genocidio della popolazione nera del Brasile, chiede chiarezza sulla morte della donna.

La risposta positiva di Liz Throssell, la portavoce dell’Ufficio dell’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Diritti Umani (UNHCHR) “Condanniamo l’assassinio profondamente scioccante in Brasile del consigliere comunale di Rio de Janeiro Marielle Franco e del suo autista (…) che le indagini siano eseguite il prima possibile”.

Anche il Vescovo di Roma, Papa Francesco, si è mostrato vicino alla famiglia di Marielle. Luyara, la figlia di Franco, in una lettera di ringraziamento al Papa dice: “Pregate per noi e per Rio de Janerio (…) abbiamo ricevuto tanti discorsi d’odio, ora abbiamo bisogno d’amore”

Flavia Oliveria, una giornalista del Globo’s newspapes, ha descritto la morte di Franco come un colpo di pistola inflitto non solo a Marielle stessa, ma anche a una donna dalla pelle nera, a un’abitante delle favelas, a una sociologa, a una combattente per i diritti umani, a un rappresentante elettorale. Tutto questo era Marielle Franco.

Giorgia Verna