Una giornata come le altre, sveglia alle 7:30, consulto i social media per aggiornarmi su quello che succede nel mondo (salute di Leone Lucia-Ferragni compresa), doccia, vestiti, trucco e sono pronta per uscire. Prima di prendere la macchina è meglio controllare il traffico, prendo una strada diversa oggi visto che sembra che tutto il mondo debba prendere la Flaminia stamattina, arrivo alla fermata del tram. Mentre ascolto un po’ di musica su Spotify leggo le mail, rispondo, rompo le scatole a qualche amico. Sono le 9.30, arrivo in ufficio, accendo il pc e svolgo semplici compiti: uso word, excel, powerpoint, consulto pagine internet, insomma tutto come al solito.

Di colpo mi blocco, ricostruisco cosa ho fatto fino a quel momento finché non penso al fatto che se non avessi avuto gli strumenti necessari e una connessione internet non sarei mai stata in grado di fare più della metà delle cose che ho fatto. E così mi domando: chi non può utilizzare internet, chi non ha accesso alle risorse e agli strumenti necessari, come fa a rimanere connesso con il mondo? Cosa si sta perdendo?

Sono proprio queste domande che si sono posti i massimi esperti di istruzione, ricerca e digitale durante la Mobile Learning Week (26-30 Marzo), una settimana organizzata dall’Unesco per valutare quali sono le competenze, soprattutto quelle digitali, nella società connessa. Sebbene il 95% della popolazione globale viva in aree coperte da una connessione 2G o superiore, le disuguaglianze tra paesi sviluppati ed economie in via di sviluppo sono ancora molto forti, e per questo motivo durante la settima dedicata all’istruzione e alle competenze digitali dell’Unesco sono state evidenziate anche le sfide e le strategie che possono portare a pari opportunità di sviluppo delle skill digitali.

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Ma cosa sono le skill digitali? A cosa servono?

Le competenze, o skill, digitali rappresentano l’insieme di abilità necessarie all’utilizzo di dispositivi connessi, applicazioni di comunicazione e reti per accedere e gestire informazioni. Grazie alla tecnologia siamo in grado di condividere informazioni utili e diversi contenuti, di collaborare, risolvere problemi e di apprendere cose nuove. Ovviamente le persone sviluppano diversi livelli di competenze digitali: da quelle di base, fino a quelle da programmatore. La questione fondamentale è che queste skill siano apprese assieme all’alfabetizzazione, letteraria e numerica, allo spirito critico e via dicendo. Con l’avvento dell’intelligenza artificiale e dei big data sarà sempre più importante acquisire queste competenze per non rimanere esclusi non solo dal mondo lavorativo, ma anche da servizi essenziali e vita sociale.

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Chi è escluso dall’apprendimento e sviluppo di competenze digitali?

Le differenze non si fermano a paesi sviluppati e paesi in via di sviluppo. Il genere sembra essere un fattore decisivo nell’ineguaglianza: come afferma l’Unesco, le donne sono 1.6 più predisposte a non avere competenze adeguate per utilizzo di dispositivi digitali, e in parte questa disuguaglianza è dovuta proprio alle restrizioni all’utilizzo di internet che colpisce in particolare le donne. Infatti, in media c’è una differenza del 12% tra uomini e donne in materia di utilizzo di internet, e questo gap è aumentato negli ultimi 5 anni specialmente nelle economie meno sviluppate.

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Come si risolve la situazione?

È stato provato che la tecnologia porta a grandi risultati nel campo dell’istruzione e che adulti e bambini beneficiano dell’utilizzo di dispositivi mobile quando devono apprendere nuove competenze o acquisire nuove informazioni. Siamo quindi a un punto decisivo per raggiungere l’obiettivo di sviluppo sostenibile numero 4 che riguarda proprio l’istruzione. È per questo motivo che le Nazioni Unite stanno collaborando con governi e settore privato per diffondere l’istruzione e la tecnologia in ogni angolo del globo.

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Ne sono un esempio: i progetti di school meal (pasti scolastici) sviluppati dal World Food Programme (agenzia ONU che interviene in caso di disastro o crisi per risolvere la scarsità di generi alimentati) che ogni anno raggiunge milioni di bambini in zone in difficoltà e li spinge a recarsi a scuola, dove troveranno un pasto al giorno. Anche l‘impegno dei singoli è importante, come quello di Malala Yousafzai per diffondere il valore dell’istruzione o ancora l’energia del professore in Ghana che disegna un desktop di un pc su una lavagna a gessi per insegnare ai suoi studenti a utilizzare il computer. Contare solo sugli sforzi dei singoli e sui programmi delle agenzie delle Nazioni Unite non è però abbastanza, è per questo motivo che manifestazioni come la Mobile Learning Week dell’Unesco servono a radunare i governi del mondo per condividere le migliori strategie e programmi a supporto dell’istruzione, in particolare quella che coinvolge l’utilizzo di strumenti digitali.

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Patrizia Attanasio