Il 7 aprile 2011, con la risoluzione A/RES/65/271, l’Assemblea Generale stabiliva che il 12 aprile sarebbe stata la Giornata Internazionale dei viaggi dell’uomo nello spazio, con lo scopo di celebrare ogni anno a livello mondiale l’inizio dell’era spaziale per l’uomo.

“[…] to celebrate each year at the international level the beginning of the space era for mankind, reaffirming the important contribution of space science and technology in achieving sustainable development goals and increasing the well-being of States and peoples.”

1

Esattamente 50 anni prima infatti, il 12 aprile 1961, Yuri Gagarin partiva da Mosca alla volta dell’orbita terrestre, per ritornare gloriosamente come il primo uomo ad aver mai viaggiato nello spazio. A soli 27 anni, il luogotente Gagarin era stato selezionato dall’agenzia spaziale sovietica (RKA) fra 20 cosmonauti sovietici. Prima di mandare il pilota russo in orbita però, l’RKA dovette lavorare duramente per circa un anno prima di raggiungere dei risultati che non lasciassero nemmeno il minimo margine di errore.

Il 15 maggio del 1960 ebbe luogo il primo tentativo: il volo della Kobral 1, una capsula vuota praticamente uguale a quella con cui sarebbe dovuto partire Gagarin, si svolse alla perfezione, ma non rientrò in atmosfera fino a 2 anni e mezzo dopo la sua partenza.

A questo seguirono numerosi altri voli, con gli esiti più disparati. Basti pensare che il secondo lancio, avvenuto il 28 luglio dello stesso anno, equipaggiato di tutti gli strumenti necessari e con a bordo le due cagnoline Strelka e Belka, scoppiò e si schiantò a terra dopo solo 19 secondi dal lancio. L’ultimo volo invece, la cosìddetta missione Sputnik 10, si svolse poco meno di un mese prima della partenza ufficiale, il 25 marzo 1961. La capsula trasportava tutto l’equipaggiamento necessario più un cagnolino ed uno “space dummy” (questo il nome dei manichini che sono destinati ad esperimenti nello spazio) e dopo aver fatto un giro completo dell’orbita terrestre riusciì a tornare sulla terra senza nessun problema.

3

Nonostante le numerose prove, l’ansia per la partenza di Gagarin era tanta, se la Russia fosse riuscita nell’impresa infatti, si sarebbe guadagnata un primato mondiale ed avrebbe sconfitto la concorrenza statunitense. Nella capsula era stata inserita preventivamente una quantità tale di provviste da poter sfamare il pilota per circa 10 giorni se qualcosa fosse andato storto. Venne anche infranto un protocollo prestabilito: Sergei Korolov, il capo programmatore della missione Vostok 1 era l’unico ad avere il codice di controllo che doveva essere dato al pilota solo in caso di emergenza per poter guidare manualmente la capsula, ma decise di darglielo prima del volo. Fortunatamente non servì mai. In 108 minuti Yuri Gagarin aveva già orbitato intorno alla terra, raggiungendo un’altezza massima di 327 km. I motori cominciarono a lavorare per riportare la capsula sulla Terra mentre si trovava sopra l’Africa, ed il cosmonauta si paracadutò sulla terra, nonostante la Federazione Aereonautica Internazionale (FAI) avesse precedentemente stabilito che il pilota di un volo spaziale, per rendere valida la missione, sarebbe dovuto atterrare con la sonda stessa.

4

Sono rimaste alla storia le parole di Gagarin, che subito dopo l’atterraggio venne notato da alcuni contadini:

“Quando mi videro con la mia tuta spaziale trascinando il paracadute quando camminavo, iniziarono ad indietreggiare impauriti. Dissi loro di non spaventarsi, che ero un sovietico come loro, tornato dallo spazio e che doveva trovare un telefono per chiamare Mosca.”

Yuri Gagarin.

5

Anche se il cosmonauta sovietico fece la storia per la sua nazione, non furono certo da meno quelli che vennero dopo di lui. Nella sfida della corsa allo spazio gli gli Stati Uniti, “avversari” dell’URSS, si piazzarono solo secondi per alcuni problemi tecnici che fecero ritardare la loro prima missione in orbita: il 5 maggio del 1961 Alan Shepard fu il primo uomo statunitense nello spazio.

6

La prima donna nello spazio invece fu Valentina Tereshkova, nel 1963, anche lei russa come Gagarin, mentre Sally Ride nel 1983 partecipò ad una missione spaziale diventando la prima donna statunitense ad andare nello spazio.

Lo spazio è qualcosa che da sempre attira l’uomo, quindi ricordare ogni anno quanto sia importante ciò che è stato fatto e l’avanguardia in questo campo giova non solo a chi se ne occupa di mestiere, ma anche a tutti i bambini e ragazzi che con occhi sognanti guardano il cielo e sperano un giorno di poterlo visitare.

Mavi Massarin