La Sea Watch, la nave tedesca ONG ormeggiata al porto di la valletta, Malta, è attualmente in attesa di navigare nell’area di soccorso situata in acque internazionali adiacente alle coste libiche. A bordo viveri e un nuovo equipaggio pronto a partire alla vigilia della stagione estiva, la più intensa per i flussi migratori. Le autorità libiche sono decisamente sotto pressione: la Sea Watch, infatti, nel novembre dello scorso anno, denunciò con fermezza la guardia costiera libica alla corte internazionale dei diritti umani all’indomani di un soccorso drammatico che riportò un bilancio di decine di morti. Il comandante, una donna di nome Pia, spinta dal fervore della causa dei diritti umani e i ventidue membri del suo equipaggio stanno ultimando le fasi preliminari prima della partenza: l’addestramento per affrontare ogni genere di situazione in mare.

La nave tedesca, infatti, è minacciata di sequestro dalle autorità libiche che si dicono pronte a intervenire anche in acque internazionali per fermare le 4 ONG che compiono operazioni di soccorso nel Mediterraneo Centrale. Tra queste è presente anche la nave spagnola Open Arms, dissequestrata il 16 aprile a meno di un mese dal sequestro ordinato dal procuratore Carmelo Zuccaro. L’emergenza, la crisi umanitaria condizionata dai flussi migratori, difficili da contenere, che dai paesi dell’Africa e del Medio Oriente portano centinaia di migliaia di persone in Europa con la speranza di un futuro senza guerre e povertà è all’alba di una nuova, incandescente estate. Le ONG e le loro navi, Sea Watch in testa, faranno di tutto per tutelare i diritti dei migranti che tentano il viaggio della speranza via mare partendo dalle coste della frammentata Libia.

La palla più importante, però, è in mano alle istituzioni europee, che finora non sono riuscite con successo a creare una cooperazione funzionante tra gli stati membri per armonizzare la risposta dell’UE ai flussi migratori con puntualità ed efficienza. Le spinte populiste, che hanno condizionato le campagne elettorali in tutta Europa, a partire dalla brexit fino ad arrivare all’exploit della Lega alle ultime elezioni parlamentari Italiane passando per la vittoria di Orban in Ungheria, e che identificano nei migranti il problema culturale e sociale da sconfiggere e che fanno la guerra alle ONG sfruttando il tema del terrorismo internazionale per puntare il dito sul flusso mal controllato dei migranti dovrebbero rendersi conto che il tema principale è quello dei diritti umani violati, un tema di cui si sente spesso parlare anche nel modernissimo 2018, e che sfortunatamente, sarà destinato ad essere merce di scambio elettorale per i prossimi anni a venire.

Gabriele Marolla