Il razzismo è un fenomeno complesso che ha radici molto profonde, specialmente negli Stati Uniti. “Oggi sappiamo con certezza che la segregazione è morta. L’unica domanda che rimane è quanto costoso sarà il funerale”, disse in uno dei suoi ultimi discorsi Martin Luther King. Di fatto, il fenomeno razzista negli Stati Uniti ha le radici sin dall’unificazione delle 13 colonie. La segregazione razziale, la schiavitù e la tratta dei neri sono fattori che ne hanno caratterizzato la costruzione. Oltre alle varie leggi portate avanti dai governi per eliminare questi fattori, molti movimenti sono emersi nel tempo per formalizzare il cambiamento anche nella mentalità dei cittadini americani, tra questi il “Civil Rights Movement” e le “Black Panthers”. Questi movimenti hanno lottato contro l’odio razziale, contro l’etichetta del diverso in base al colore della propria pelle e contro la segregazione razziale. I risultati sono stati molteplici, legalmente il razzismo è stato sconfitto, ma come disse M.L. King, il funerale sarà molto costoso.

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Storicamente, gli Stati Uniti sono una popolazione di migranti. Lo stato è nato grazie alle scoperte europee e successivamente al suo colonialismo. Questo dato è molto importante, fondamentalmente perché molte persone si dimenticano la storia del proprio paese. Lo si può vedere anche oggi, dove video live, articoli di giornale e siti online, mostrano persone accanite dall’odio razziale accusare persone di nazionalità diversa. “Immigrati”, “sporchi” “tornate nel vostro paese” sono le parole più diffuse, ma il problema sorge sia a causa dell’ignoranza storica di molti sia per la mancata conoscenza, visto che queste stesse persone insultate sono cittadini statunitensi, nati e cresciuti sul territorio da più di cinque generazioni. Per questo motivo non è una questione che riguarda solamente coloro colpiti dall’odio razziale, ma è un fattore che tocca tutti. Sono tutti cittadini americani, sono tutti bianchi, neri o ispanici e sono loro che insieme hanno costruito i pilastri sul quale si tiene questo paese.

Molti degli eventi che si vedono oggi, sono la peggior crisi razziale degli ultimi decenni. Questo equilibrio precario tra bianchi e neri, sviluppato alla fine del ‘900 è sempre esistito in maniera più o meno marcata, le tensioni erano controllate e i pregiudizi sono sempre rimasti in un limbo. Solo che oggi, a fare i conti con la storia, ci sono tutti. I dati lo dimostrano: ad essere fermati dalla polizia l’80% delle volte sono neri e ispanici; ad essere condannati all’ergastolo sono 60% neri e spesso anche minori; i quartieri più mirati per controlli e raid della polizia sono quelli delle minoranze. Questi dati spaventano. Sono spaventosi perché si possono vedere nelle strade gruppi di suprematisti bianchi, come i “Ku Klux Klan”, liberatamene manifestare contro le minoranze e non venire toccati; gruppi che lottano contro il razzismo, come i “Black Lives Matter”, che, contrariamente ai primi, vengono circondati e mal menati dalla polizia.

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Queste evidenti disparità di trattamento non si fermano solamente a cosa è visibile, vanno oltre. Nonostante le misure di sicurezza e le leggi, la polizia continua a discriminare in base al colore della pelle. Nonostante le parole di M.L. King, il movimento “Black Lives Matter” con un grande appeal mediatico, non è riuscito a diminuire l’uccisione dei neri da parte della polizia e i suprematisti. Nonostante l’indignazione e la rabbia delle comunità, queste oltre a difendere una persona discriminata non possono fare nulla, perché la responsabilità giudiziaria manca.

Si può riproporre la domanda iniziale, quanto costoso sarà il funerale del razzismo?

Migliaia di uomini, donne e bambini vengono verbalmente attaccati ogni anno in base alla loro pelle. Altrettanti vengono uccisi o subiscono abusi fisici.

Negli Stati Uniti questa ferita esiste ancora ed è aperta. Purtroppo, il cambiamento più che essere legale dovrà essere mentale, ma finché non saranno gli stessi cittadini a ricordarsi che siamo “tutti nati liberi e uguali”, come scritto nella Dichiarazione d’Indipendenza statunitense, non si potrà mai vedere un cambiamento.

Giulia V. Anderson