Antalya, Turchia. Cosa succede quando il Paese è spaccato a metà, tra difensori del tradizionalismo e della religione e difensori dei diritti della donna e della legge? È quello che sta accadendo in Turchia, dove la pubblica opinione è fortemente divisa da una politica incoerente sulla visione della “violenza sessuale”.

Hürriyet Daily News ha riportato che un liceale di 16 anni è stato accusato di “violenza sessuale” e condannato a 4,5 anni di prigione. La sua colpa è quella di aver abbracciato e baciato una tredicenne delle medie (presumibilmente la sua ragazza) nel cortile della scuola, il tutto filmato da un compagno di classe di quest’ultima.

Le accuse sono partite dai docenti, i quali sono venuti a conoscenza del video incriminato dopo che lo stesso era stato inviato ad altri quattro coetanei della ragazza. Questi ultimi, e colui che ha girato il filmato, sono stati accusati per “diffusione di immagini oscene”, ma a differenza del sedicenne sono stati tutti assolti.

Alla luce dei fatti svoltisi ad Antalya, il Paese turco si divide tra una politica rigida nei confronti di due minorenni che si baciano e una visione tradizionalista e protettrice dell’usanza dei matrimoni precoci.

La vicenda dei due studenti assume caratteri ambigui ne momento in cui si studia la realtà sociale della Turchia, una Repubblica presidenziale alla cui guida si erge Recep Tayyip Erdoğan. Già nel 2016, egli aveva provato a reintrodurre con valore di legge il “matrimonio riparatore”, secondo cui lo stupratore non deve scontare alcuna pena nel momento in cui contrae matrimonio con la vittima di abuso sessuale (anche se minorenne). Tuttavia, attraverso proteste e manifestazioni si è evitata l’entrata in vigore della proposta di legge di Erdoğan; ciò nonostante, Milliyet, il sito di notizie turco, ha riportato che il capo della Corte Suprema d’Appello ha contato circa 3.000 matrimoni noti che si sono svolti fino ad oggi secondo queste modalità.

A due anni di distanza, la situazione si è però riproposta con modalità diverse. Recentemente, sotto la presidenza di Erdoğan, la Turchia ha ratificato le nozze celebrate dai muftì, autorità della legge islamica. In questo modo, la legalizzazione di tale norme fa riaffiorare la deleteria e pericolosa situazione delle “spose bambine”; secondo Diyanet, ovvero la Direzione per gli affari religiosi In Turchia, le bambine di 9 e i bambini di 12 anni sono legalmente pronte e pronti per il matrimonio (dal momento che sono indicativamente in grado di procreare). In questo modo, il presidente della Turchia ha trovato una via secondaria per incentivare e regolarizzare la sua visione politica riguardo i matrimoni precoci.

Dunque, se da una parte si assiste ad una politica estremamente rigida nei confronti di un sedicenne che si bacia con una tredicenne consenziente, dall’altra una consistente parte della Turchia difende la tradizione dei matrimoni precoci. La questione nel Paese turco è controversa, tanto che anche l’UNICEF ha mostrato la sua preoccupazione. Il dato che fa riflettere è quello secondo cui il 15% delle ragazze in Turchia celebra il proprio matrimonio (legalmente o illegalmente) entro il diciottesimo anno di età, venendo privato dell’istruzione e di tutti gli strumenti attraverso i quali ottenere una propria autonomia. Che la scelta di Erdoğan sia lecita alla luce di un passato di tradizioni e scelte politiche come quello della Turchia? O il Paese dovrebbe seguire maggiormente i punti guida della Dichiarazione dei diritti del fanciullo redatti dall’ONU, tutelando e salvaguardando di più la libertà di scelta dei bambini e delle bambine?

Eleonora Francica


Bibliografia