Lo scorso fine settimana del 6 e 7 ottobre in Romania ha avuto luogo un referendum per cambiare la definizione di famiglia contenuta nell’articolo 48(1) della Costituzione del Paese e, in tal modo, proibire il matrimonio tra persone dello stesso sesso. Tuttavia, il referendum è fallito poiché l’affluenza non ha raggiunto il quorum del 30 per cento necessario per convalidarne il risultato.

L’articolo 48(1) della Costituzione romena sancisce che: “La famiglia si fonda sul matrimonio libero e consensuale degli sposi, sulla loro piena uguaglianza, nonché sul diritto e sul dovere dei genitori di assicurare educazione ed istruzione ai loro figli”. Nel referendum si è chiesto ai cittadini se fossero favorevoli a sostituire il termine “sposi” con “uomo e donna”. Tale cambiamento avrebbe avuto un enorme impatto sia sul piano giuridico sia sul piano culturale. Da un lato, si sarebbe elevato al rango di norma costituzionale quanto il Codice Civile Romeno vieta già: vale a dire, il matrimonio tra persone dello stesso sesso. Dall’altro lato, si sarebbe riaffermato il carattere deviante dell’omosessualità e la sua contrarietà ai valori tradizionali del Paese.

Nel 2015, la Coalizione per la Famiglia (in romeno: Coaliția pentru Familie), un’associazione formata da organizzazioni non governative romene dedite alla promozione dei valori della famiglia tradizionale, è riuscita a raccogliere le tre milioni di firme necessarie per richiedere il referendum. Sostenuta dalla Chiesta ortodossa e dal Partito socialdemocratico al potere, l’iniziativa è stata accolta tanto dalla Camera dei Deputati, il 9 maggio 2017, quanto dal Senato, lo scorso 11 settembre. Sei giorni più tardi, il 17 settembre, la Corte Costituzionale della Romania ha autorizzato il referendum con 7 voti a favore e 2 contrari.

La campagna mediatica a favore del referendum è stata fortemente criticata come una manovra usata dal governo per deviare l’attenzione dell’opinione pubblica dai vari scandali e dalle accuse di corruzione che hanno coinvolto la classe politica romena negli ultimi anni. Inoltre, il ruolo rivestito dalla Chiesa ortodossa nella campagna stessa getta luce sul peso della tradizione e della religione in un Paese prevalentemente rurale, la cui popolazione più attiva e dinamica si concentra nelle grandi città o emigra all’estero.

Al momento della chiusura dei seggi, alle 18.00 di domenica 7 ottobre, meno del 21 per cento degli elettori si è recato alle urne. Il fallimento del referendum sulla famiglia è stato motivo di sollievo per molti attivisti dei diritti umani. Tuttavia, il successo della propaganda portata avanti dalla Coalizione per la Famiglia negli ultimi anni e soprattutto negli ultimi mesi ha dimostrato come l’uso dei mass media ha convertito un movimento conservatore di nicchia con l’obiettivo ben preciso di cambiare l’articolo 48(1) della Costituzione in un ampio movimento sociale di contestazione volto a ribadire i valori fondanti della società romena in contrapposizione a costumi decadenti importati dall’esterno.

 

dd

An Orthodox nun casting her ballot in Giurgiu, southern Romania. Photo: Octav Ganea/Inquam Photos

http://www.balkaninsight.com/en/article/romanian-family-referendum-fails-to-meet-turnout-threshold-10-07-2018

 

ss

A man sits draped in a rainbow flag in a nightclub in Bucharest, Romania, after hearing of the partial voter turnout. Photograph: Andreea Alexandru/AP

https://www.theguardian.com/world/2018/oct/07/romanias-anti-gay-marriage-vote-voided-over-low-turnout

Luca Marano

Fonti:

https://civitaspolitics.org/2018/03/27/coalitia-pentru-familie-intre-est-si-vest/

https://www.theguardian.com/world/2018/oct/07/romanias-anti-gay-marriage-vote-voided-over-low-turnout

https://www.reuters.com/article/us-romania-lgbt/romania-aims-to-legalize-same-sex-civil-union-after-failed-vote-idUSKCN1MJ13V

https://www.theguardian.com/world/2018/oct/05/romanians-to-vote-in-referendum-lgbt-groups-say-is-fuelling-hate-marriage-corruption