ISLAMABAD, Pakistan – Sono giorni importanti per Asia Bibi, cristiana pakistana che dal 2009 è stata ingiustamente incarcerata con l’accusa di blasfemia contro il profeta Maometto. Il 31 ottobre 2018 la Corte Suprema del Pakistan ha scarcerato la donna, segnando quello che sembrava un punto di svolta per il Paese islamico. A seguito del suo rilascio si sono però scatenate rivolte in tutto il Paese da parte degli estremisti islamici contro la decisione della Corte. La Bibi è stata dunque nuovamente incarcerata per “proteggere” la sua incolumità. Per comprendere meglio l’attuale situazione sociale e politica all’interno del territorio pakistano, bisogna però fare degli approfondimenti sul Paese e sulle vicende che il caso Bibi ha scatenato.

La Repubblica islamica del Pakistan non ha una eterogeneità importante dal punto di vista religioso. Difatti, più del 95% degli abitanti del Paese professa l’Islam, mentre la restante percentuale si riconosce nel cristianesimo, nell’induismo e in altre religioni. Recentemente il Pakistan è stato protagonista di molti episodi di persecuzione ed intolleranza contro queste minoranze, di cui esempio è l’attentato alla chiesa cristiana di Quetta nel natale 2017 che ha causato 13 morti e 56 feriti circa. Da notizie e dati raccolti, si evince che ultimamente in Pakistan si sono intensificate violenze e persecuzioni contro le minoranze religiose, al punto che ormai i cittadini di religione diversa da quella musulmana vivono nel terrore. Negli anni il governo ha fallito nel proteggere i diritti di tali minoranze, permettendo il perpetuarsi di questi soprusi. Per tale motivo, la sentenza di assoluzione della Corte Suprema del Pakistan nei confronti di Asia Bibi si prospettava inizialmente come un importante cambiamento del Paese verso una maggiore tolleranza riconosciuta alle minoranze. I movimenti estremisti del Paese, tuttavia, hanno risposto con una pericolosa resistenza nei confronti della vicenda, causando una situazione politica e sociale esplosiva.

Il caso di Asia Bibi ha provocato rivolte in tutto il Paese: da una parte i cristiani decisi a far rilasciare la donna; dall’altra, estremisti islamici che hanno minacciato di morte i componenti dello schieramento a favore della cristiana pakistana. La pericolosità della situazione si è manifestata anche in ambito politico, portando all’assassinio di due alti funzionari che si erano dichiarati difensori della Bibi. L’effetto più ovvio conseguente a questa ondata di violenza è stato quello di intimidire i cittadini dello Stato pakistano e soprattutto le minoranze religiose al suo interno. Perfino l’avvocato della Bibi è stato costretto a lasciare il Pakistan e trovare rifugio nei Paesi Bassi, a causa delle pesanti minacce di morte ricevute nel suo Paese.

Dopo un difficile momento di stallo, Asia Bibi è stata nuovamente rilasciata dal carcere l’8 novembre 2018 e la donna, insieme alla famiglia, ha fatto richiesta di diritto d’asilo al governo olandese. Sembrerebbe dunque che la donna pakistana troverà rifugio all’interno dell’Unione Europea, anche se la vicenda è ancora tutta da chiarire.

Il caso di Asia Bibi rappresenta uno dei problemi cruciali del Pakistan, nel quale sembra vigilare una forte intolleranza religiosa. Allo stesso tempo, la sentenza della Corte Suprema potrebbe indicare quel barlume di speranza che le minoranze religiose del Paese islamico da lungo tempo stavano aspettando.

I casi di persecuzioni in Pakistan sono sempre più frequenti, ma finalmente qualcosa sembra cambiare.

Eleonora Francica


Bibliografia

Foto: New York Times

Bhalla, Nita. “Persecution of Pakistan’s Religious Minorities Intensifies, Says…” Reuters, Thomson Reuters, 9 Dec. 2014, www.reuters.com/article/us-pakistan-minorities-rights/persecution-of-pakistans-religious-minorities-intensifies-says-report-idUSKBN0JN1F020141209.

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