Il 6 Novembre negli Stati Uniti si sono tenute le elezioni di metà mandato. Queste si tengono ogni quattro anni, due anni dopo le elezioni presidenziali, ed eleggono gli esponenti del Congresso, i rappresentanti distrettuali, e alcuni governatori dei singoli Stati. A livello politico queste elezioni sono fondamentali, perché vanno ad eleggere coloro che giudicheranno e approveranno l’operato del Presidente in carica. Saranno anche coloro che attueranno le leggi nazionali a livello statale, e che approveranno la proposta di bilancio del Presidente per l’anno successivo.

Quest’anno le elezioni di medio termine hanno avuto un’importanza fondamentale sia a livello politico che a livello mediatico. Soffermarsi su quest’ultima parola è di estrema importanza. Negli Stati Uniti i media televisivi, ma non solo, hanno assunto negli ultimi anni un valore sostanziale nella politica. Non solo per la loro capacità di riportare notizie ma anche per la rilevanza che hanno all’interno dell’Amministrazione. Amministrazione che ha appena proibito a un reporter della CNN (media televisivo di news statunitense) di far parte dello staff giornalistico della Casa Bianca, e che attacca continuamente i media al suono di “fake news”.

L’importanza politica di queste elezioni ricade nella vittoria del partito dei Democratici di aver vinto la maggioranza all’interno della Casa dei Rappresentanti, avendo così la facoltà di poter non solo indagare su varie controversie intorno alla figura del Presidente, ma anche di bloccare molte iniziative del partito dei Repubblicani che erano volte alla cancellazione di diversi decreti legislativi.

I media invece, durante il periodo precedente alle elezioni, ha svolto un ruolo di estrema importanza. Sono riusciti ad aumentare la consapevolezza all’interno della popolazione statunitense sulla rilevanza di queste elezioni. Sono riusciti a convincere molte persone, spesso dubbiose, che il voto è fondamentale. Non solo l’affluenza ha raggiunto i picchi massimi degli ultimi anni, ma ha anche coinvolto molti giovani che non si erano ancora mai registrati al voto.

“Blue wave” è come molti media hanno descritto questa ondata di voti verso il partito dei democratici, ma “blue wave” descrive anche quell’ondata di voti aspettati nei confronti dello stesso partito. Aspettative molto alte, sia dai media più importanti, sia dalla popolazione stessa, che ha sperato fino all’ultimo che anche all’interno del Senato il partito avrebbe ricevuto più seggi. Il Senato ha comunque mantenuto la sua linea Repubblicana, invece la casa dei Rappresentanti ha avuto questa ondata “blu” (blu come il colore che rappresenta il partito dei Democratici), riuscendo a conquistare 26 nuovi seggi.

Molti adesso si chiedono cosa accadrà, se vi sarà uno “shut down” del governo (come nel 2016 quando il partito dei Repubblicani bloccò la legge di bilancio del Presidente Obama), se verranno rese note molte delle controversie che coinvolgono il Presidente Trump (come la sua dichiarazione di tasse), o se vi sarà una collaborazione tra i due partiti di maggioranza. A questi quesiti è molto difficile rispondere, ma ovviamente la Casa Bianca non si trova nella migliore situazione. Nancy Pelosi, la nuova portavoce della Casa dei Rappresentanti, ha assicurato una profonda collaborazione con il Presidente, nonostante lui la abbia insultata in varie occasioni negli ultimi anni. I nuovi rappresentanti distrettuali democratici chiedono esplicitamente che vengono portate avanti quelle leggi, ormai bloccate da due anni, che hanno assicurato il benessere di molti cittadini. Leggi come il programma DACA rivolto ai “dreamers”, o altre rivolte all’inserimento di un sistema sanitario collettivo. Il Presidente Trump ha immediatamente espresso la sua felicità sull’affluenza di queste elezioni, sottolineando come in diversi distretti e Stati abbiano vinto dei rappresentanti a lui cari, ma anche preannunciando che lui ha il potere di emanare ordini esecutivi, lasciando a coloro che lo ascoltano il dubbio se questa sia una minaccia o meno.

Che la democrazia statunitense si trovi in bilico non è una novità. Che essa negli ultimi anni abbia acquisito una posizione laterale e spesso “nascosta” neppure. Ma come altri paesi al mondo, la crescente ascesa di nazionalismi è un problema che tanti si trovano ad affrontare, bisognerà soltanto riuscire a credere negli ideali democratici che hanno sviluppato e costruito i pilastri sul quale si pongono le nostre democrazie moderne. Se gli Stati Uniti riusciranno ad uscire da questo vortice potrà, forse, essere grazie a questa così detta “blue wave”.

Giulia V. Anderson