La dispersione dei prigionieri politici baschi

Se siete andati in vacanza nei Paesi Baschi (Spagna), per esempio a Bilbao, sicuramente vi sarà capitato più di una volta di leggere sui muri la scritta “EUSKAL PRESOAK” (prigionieri baschi) oppure di vedere bandiere con scritto “EUSKAL PRESOAK ETA IHESLARIAK ETXERA” (prigionieri baschi rifugiati a casa).

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La protesta risale alla fine degli anni ’80 quando a Madrid, dopo il fallimento delle trattative tra “Euskadi Ta Askatasuna” (associazione terroristica basca conosciuta anche come ETA) ed il Governo spagnolo si decise che i Prigionieri Politici Baschi sarebbero stati parte del progetto di “Dispersione” nelle prigioni di tutta Spagna ed alcune in Francia.

Fino ad allora tutti i prigionieri politici baschi erano stati rinchiusi in diverse carceri del Paìs Vasco (Paesi Baschi) però sempre uniti in ampi gruppi. Le condizioni di vita ed i mezzi punitivi erano brutali, in un sistema totalmente militarizzato, continuamente custodito e vigilato.

Queste misure, però, non furono sufficienti per spezzare l’identità e l’unità del Collettivo, quindi dall’87 in poi viene elaborato il piano di dispersione, cioè nella sistemazione in 62 carceri, dai cinque ai dieci prigionieri politici baschi a carcere, per poi tornare a disperderli in differenti bracci di ogni prigione.

Ex ETA scrivono: “Il Collettivo dei Prigionieri Politici Baschi è composto da militanti abertzales (patriota), persone che sono state imprigionate come conseguenza delle differenti forme che assume lo scontro fra Euskal Herria e lo Stato spagnolo. Siamo una delle conseguenze più crude della negazione della sovranità del nostro popolo. Attualmente, dei 567 membri del Collettivo solamente 30 si trovano in prigioni di Euskal Herria Sud, mentre ce ne sono altri 473 nel resto dello Stato spagnolo dispersi in 61 carceri e altri 64 e nel resto dello Stato francese dispersi in 13 carceri. Un altro prigioniero si trova in Messico.”

La “Dispersione” comporta alla Reclusione in prigioni lontane dall’ambiente affettivo e familiare. I viaggi a carceri che distano a centinaia o migliaia di chilometri suppongono un costo economico e perdita di giornate di lavoro, difficili da affrontare per familiari ed amici. Visite ristrette vengono consentite solo a parenti stretti, il resto delle visite deve essere autorizzato dalla Direzione Generale delle Istituzioni Penitenziarie e che quasi sempre vengono negate per “motivi di sicurezza”.

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Il movimento EUSKAL PRESOAK, quindi, verte alla sensibilizzazione della situazione in cui si sono ritrovate centinaia, di famiglie basche attraverso manifestazioni pubbliche alle quali prendono parte migliaia di persone devote alla causa.

Per il momento sono state conquistate delle concessioni, come per esempio la Francia ha concesso di redistribuire i prigionieri politici baschi nelle prigioni della Francia basca.

Sara Arpini