Ad un giorno dalla decisione finale circa il futuro della Central European University (CEU), la posizione del governo ungherese non sembra essersi ammorbidita e l’accordo che dovrebbe permettere all’università di continuare a svolgere liberamente la propria attività in Ungheria è lungi dall’esser raggiunto.

Fondata a Budapest nel 1991 dal mecenate americano George Soros, la CEU è una delle più prestigiose università private dell’Europa centro-orientale e conferisce titoli accademici riconosciuti tanto dal sistema universitario statunitense quanto da quello ungherese. Tuttavia, da un anno a questa parte l’istituto è soggetto a pressioni da parte di Budapest. Il 4 aprile 2017, l’Országház, il Parlamento ungherese, ha passato una legge sul nuovo ordinamento dell’istruzione superiore, rendendo più restrittive le condizioni che devono esser rispettate dalle università straniere operanti in Ungheria: tra queste, il mantenimento di un campus universitario nel Paese d’origine dell’istituto. Per far fronte ai nuovi requisiti e continuare a conferire titoli di studio riconosciuti anche negli Stati Uniti, il successivo 8 settembre 2017 la CEU ha segnato un accordo con il Bard College, nello Stato di New York, ma dopo 19 mesi il governo Orbán non ne ha ancora confermato la conformità rispetto alla nuova legge. È questo il motivo per cui lo scorso ottobre il direttivo dell’università ha annunciato che gli studenti iscrittisi ai programmi di master e dottorato riconosciuti dal sistema statunitense per l’anno accademico 2019-2020 potrebbero studiare in un nuovo campus nella città di Vienna. Nella speranza che il governo prenda una decisione circa lo status della CEU e ponga fine al limbo legale che da più di un anno va avanti, il direttivo ha stabilito il 1 dicembre come termine ultimo per confermare il trasferimento dell’università.

ik

https://www.ceu.edu/article/2018-11-08/ceu-refutes-magyar-idok-inaccuracies-reiterates-its-compliance-hungarian?fbclid=IwAR1H_usiCDgbg_eZP0mkuzZQGo5ZhVm9aXsFBMsOUBM8V8vbTErGckgALQg

Sullo sfondo di queste tensioni amministrative, altre misure governative hanno indebolito la libertà accademica in Ungheria, colpendo non solo la CEU bensì tutte le università e gli istituti di ricerca del Paese. Il 12 ottobre, il Primo Ministro Viktor Orbán ha firmato un decreto che bandisce l’insegnamento degli studi di genere. Il governo sostiene che tale manovra sia dovuta alla scarsa domanda di laureati in studi di genere nel mercato del lavoro. Tuttavia, figure vicine al governo hanno intaccato il valore scientifico della disciplina stessa, lasciando trasparire motivazioni politico-ideologiche dietro la decisione dell’esecutivo. Successivamente all’annuncio sugli studi di genere, il governo ha stabilito una tassa del 25% sulle entrate delle organizzazioni che aiutano i migranti, comprese le università ed i programmi finanziati dall’Unione Europea che sostengono studenti e ricercatori rifugiati. Già il 24 agosto la CEU aveva dovuto sospendere con effetto immediato l’“Open Learning Initiative” (OLIve), un programma di istruzione rivolto a rifugiati e richiedenti asilo, così come il progetto di ricerca relativo alle politiche migratorie in Europa centrale e meridionale finanziato attraverso “Horizon 2020”, il Programma Quadro europeo per la Ricerca, per via della nuova legislazione in materia di immigrazione.

Questo attacco alla libertà accademica e all’autonomia degli istituti di istruzione superiore non è un fatto isolato. Si tratta di uno dei tanti tasselli che compongono il tentavo poco dissimulato del governo di rafforzare il proprio controllo sulla società civile. Come emerge dal report realizzato dall’europarlamentare olandese Judith Sargentini, in Ungheria c’è un “chiaro rischio di una grave violazione” dei valori democratici dell’Unione Europea, tra cui vanno inclusi la liberà di espressione, l’indipendenza del sistema giudiziario e il rispetto dei diritti delle minoranze e dei migranti. A tal proposito, il 12 settembre c’è stato il voto del Parlamento europeo per intraprendere un’azione disciplinare nei confronti dell’Ungheria sotto l’articolo 7 del Trattato dell’Unione Europea, il cui esito di 448 voti a favore, 197 contrari e 48 astenuti ha dimostrato come molti membri del Partito Popolare Europeo, cui appartiene Fidesz, il partito di Orbán, si siano allontanati dall’alleato ungherese.

kk

https://www.dw.com/en/eu-parliament-votes-to-trigger-article-7-sanctions-procedure-against-hungary/a-45459720

La vicenda della Central European University accompagna ormai da quasi due anni il dibattito pubblico interno ed esterno al Paese tanto come soggetto a sé stante quanto come parte di un discorso più ampio sul rispetto delle libertà fondamentali e dei principi della democrazia, intesi come eredità europea. La CEU è stata il bersaglio di misure via via più restrittive, essendo percepita come bastione del liberalismo. Costretto da un ambiente sempre più ostile al normale e libero svolgimento delle attività di insegnamento e di ricerca, il direttivo della CEU domani prenderà la decisione finale circa il trasferimento o meno dei corsi accreditati dal sistema universitario statunitense a Vienna e questo avrà un impatto notevole non solo sul mondo della ricerca e dell’istruzione preso nel suo complesso ma anche sulla vita di molti studenti e membri del personale universitario.

Luca Marano

References:

Link sull’art. 7 TUE

https://www.bbc.com/news/world-45485994