L’Assemblea Generale delle Nazioni Unite ha istituito il 9 Dicembre come Giornata Internazionale per la Commemorazione e la dignità delle vittime di genocidio, e della prevenzione di questo crimine. Durante questa giornata l’unico obiettivo è proprio quello di combattere e prevenire il crimine di genocidio. Ricordiamo l’Assemblea dei 193 membri, che riafferma la responsabilità di ogni stato di proteggere e tener d’occhio la sua popolazione dal genocidio.

Il genocidio tende a verificarsi in società con diversi gruppi nazionali, razziali, etnici o religiosi.

Come prevenire tale problema?

  1. Prevenire il conflitto armato

Dato che è estremamente probabile che il genocidio avvenga durante una guerra, il miglior modo per ridurre le possibilità di genocidio è quello di affrontare le ragioni profonde della violenza e del conflitto: rancore, intolleranza, razzismo, discriminazione, tirannia e la disumana violazione pubblica della dignità e dei diritti di interi gruppi umani.

Una strategia fondamentale di prevenzione: affrontare le disuguaglianze nell’accesso alle risorse.

La principale responsabilità per la prevenzione del conflitto: Spetta ai governi nazionali. Lo sviluppo economico e sociale e la riduzione della povertà danno un ulteriore contributo alla prevenzione del conflitto.

 

  1. Proteggere i civili, anche tramite le forze di pace delle Nazioni Unite

Quando gli sforzi per prevenire un conflitto falliscono, la priorità più alta deve essere quella di proteggere i civili. Laddove i civili siano presi di mira perché appartenenti a una particolare comunità, c’è un rischio di genocidio.

Le missioni di pace dell’ONU consiste nello stabilire accordi efficaci per indagare e perseguire gravi violazioni della legge; imporre misure per proteggere le donne e le ragazze da violenza sessuale; fornire un resoconto di qualsiasi “mezzo di comunicazione dell’odio” che incita la gente al genocidio, ai crimini contro l’umanità o altre violazioni di leggi umanitarie internazionali.

 

  1. Porre fine all’impunità attraverso l’azione giudiziaria

Al fine di dissuadere, facendo cambiare idea alla gente dal commettere crimini di genocidio, è necessario che i responsabili per tali crimini siano condotti davanti alla giustizia. Oggigiorno, se uno Stato non ha la volontà o le capacità di esercitare la sua autorità sui presunti responsabili di genocidio, la Corte Penale Internazionale (CPI) ha il potere di investigare e perseguire penalmente coloro che sono maggiormente responsabili.

La CPI è un tribunale permanente, separato dalle Nazioni Unite e con sede nei Paesi Bassi, che sottopone a giudizio persone accusate di genocidio, crimini contro l’umanità e di guerra. È stata fondata il primo luglio 2002, giorno in cui è entrato in vigore il suo statuto costitutivo, lo Statuto di Roma.

Prima che la CPI fosse istituita, furono creati dei tribunali speciali per perseguire penalmente i responsabili di genocidio, crimini di guerra e crimini contro l’umanità nella ex Jugoslavia e in Ruanda.

Il Tribunale Penale Internazionale per l’ex-Jugoslavia, con sede all’Aia nei Paesi Bassi, è stato fondato nel 1993 dal Consiglio di Sicurezza dell’ONU.

Il Tribunale ha incriminato 161 persone per gravi violazioni, 35 sono ancora in attesa di giudizio, ovvero contro l’ex leader serbo-bosniaco Radovan Karadzic, e contro l’ex comandante militare serbo-bosniaco Ratko Mladic,

Entrambi sono accusati di genocidio e di altri crimini commessi tra il 1992 e il 1995 contro civili non di nazionalità serba.

 

  1. Istituire sistemi di allarme preventivi

Negli anni ’90 le tragedie in Ruanda e nei Balcani hanno reso evidente nel peggior modo possibile che le Nazioni Unite dovevano impegnarsi con maggiore sforzo per prevenire il genocidio. Nel 2004, il Segretario Generale ha nominato Juan Mendez Consigliere Speciale per la Prevenzione del Genocidio.

 

  1. Agire rapidamente, compreso l’uso della forza militare

Quando, dove e come intervenire militarmente nella politica interna di un paese per prevenire o opporsi a crimini di genocidio, deve essere deciso dal Consiglio di Sicurezza in accordo con la Carta delle Nazioni Unite.

Nel caso della Libia, la comunità internazionale si è mossa tempestivamente nell’arrestare il governo dall’uccisione dei suoi cittadini.

Nel caso della Siria, il Consiglio di Sicurezza è stato incapace di accordarsi su una risoluzione affinché governo siriano cessasse le violenze contro i civili.

Nel caso della Costa d’Avorio, il 30 marzo 2011 il Consiglio di Sicurezza dell’ONU ha autorizzato un’operazione militare ONU per impedire l’uso di armi pesanti contro i civili.

Per il Sudan del Sud, il Consiglio di Sicurezza ha costituito una missione di pace dell’ONU per sostenere e assistere il governo nell’assumersi le sue responsabilità nel proteggere i civili.

Chi è responsabile per la protezione delle persone da gravi violazioni dei diritti umani?

La responsabilità primaria è proprio quella di prevenire e fermare il genocidio, che spetta allo Stato.

Dopo le tragedie in Ruanda e nei Balcani nel 1990, la comunità internazionale ha iniziato a discutere seriamente di come reagire in modo efficace quando i diritti umani dei cittadini sono gravemente violati. Esercitando : “La responsabilità di proteggere” lo Stato oltre a “controllare” i propri affari, ma gli conferisce una maggiore “responsabilità” per la protezione delle persone all’interno dei suoi confini.

Essa ha proposto che, quando uno Stato non è in grado di proteggere il suo popolo, per mancanza di capacità o di volontà, allora la responsabilità sarà assunta dalla più ampia comunità internazionale.

La violenza sessuale: uno strumento di guerra; come conseguenza della mancanza di sicurezza e della situazione di impunità.  Inoltre provvedere ai bisogni dei superstiti, comprendono l’assistenza sanitaria, la cura contro il virus dell’HIV, il sostegno psicologico, gli aiuti economici e il risarcimento legale, richiede risorse di cui la maggior parte dei paesi nel dopo conflitto non dispongono.

Eden Dell’Anna