Nel giorno del 70esimo anniversario della Dichiarazione universale dei Diritti Umani, 164 Paesi hanno firmato il patto sui migranti, Global Compact, a Marrakech dopo che nella città di New York, lo scorso luglio, questo patto ebbe il consenso di 193 paesi, non vincolati, per regolamentare i flussi migratori e il traffico di organi. Il paese assente è stato l’Italia che ha deciso di re-inviare il voto al Parlamento accompagnata dagli Stati Uniti.

Il Global Compact si compone di 23 obiettivi per la regolamentazione della migrazione, partendo dalla raccolta dei dati come base per le politiche da implementare, questa azione è mirata per evitare i fattori negativi responsabili della non possibilità di costruire e mantenere i mezzi di sostentamento nel proprio paese originario, esso è un trattato non legalmente vincolante.

Questo patto inoltre mira a ridurre i rischi e le vulnerabilità affrontate e riscontrate dai migranti e inoltre di proteggere la persona e i suoi diritti. Ciò è possibile farlo attraverso l’assistenza.

La cancelliera tedesca Angela Merkel ha affermato: “È un grande giorno”, poiché l’accordo sulle migrazioni “non è altro che il fondamento della nostra cooperazione internazionale”, infatti nel 2015 ospitò migliaia di rifugiati che fuggivano da situazioni in conflitto.

In opposizione al Global Compact troviamo Marine Le Pen e Giorgia Meloni che sostengono lo “stop all’invasione”. L’accordo di Marrakech è un “percorso per prevenire la sofferenza e il caos”, ha detto ancora Guterres, considerando il gran numero di migranti che fuggono dal proprio paese di origine.

L’Assemblea Generale delle Nazioni Unite il 19 dicembre a New York dovrà appoggiare formalmente il patto, ma sotto questo punto di vista a rimanere critici sono gli Stati Uniti, sostenendo che attraverso questo patto, il risultato potrebbe essere che le migrazioni aumentino.

“Il documento, inoltre, si basa sul riconoscimento della necessità di un approccio cooperativo per ottimizzare i benefici complessivi della migrazione, affrontando i rischi e le sfide per gli individui e le comunità nei paesi di origine, transito e destinazione”.

Veronica M. Mele


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