“Non c’è più tempo da perdere; i rischi sono diventati enormi” questo è ciò che dice un nuovo rapporto del gruppo intergovernativo sul cambiamento climatico l’IPCC (Intergovernmental Panel on Climate Change). Per capire di cosa parla il rapporto bisogna tornare allo storico Accordo di Parigi del 2015, dove l’obiettivo di 195 paesi del mondo era impegnarsi a intervenire politicamente per il mantenimento di 1.5°C dell’innalzamento della temperatura media globale, ovvero la soglia massima di sicurezza.

Dal prospetto possiamo vedere che il riscaldamento globale ha già acquisito +1°C, in poco più di un secolo. Se non si interviene immediatamente la soglia critica di temperatura +1,5°C sarà raggiunta tra 12 anni e poi le temperature continueranno a crescere drasticamente.

Tutte quelle disgrazie che già stanno accadendo, come la riduzione della barriera corallina, l’innalzamento del livello dei mari, lo scioglimento del ghiaccio Artico, la perdita di biodiversità, le precipitazioni estreme, le ondate di calore e siccità, con impatti anche sulla produzione alimentare e sulla disponibilità di risorse primarie come l’acqua, sono date dall’innalzamento della temperatura. E dopo quanto si aggraverà la situazione?

Rispettare la soglia degli 1,5°C non sarà per niente una cosa banale e richiederà dei cambiamenti nella produzione di energia elettrica, nella gestione delle coltivazioni e degli allevamenti, senza contare poi le correzioni sostanziali dei sistemi di trasporto per interrompere la dipendenza degli stati dai combustibili fossili.

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Se la temperatura del pianeta si stabilizzasse sugli 1,5°C si ridurrebbero anche altri importanti impatti. Sarebbero minori i rischi per la salute, legati anche alla trasmissione di malattie da vettore (come ad esempio la malaria). Ci sarebbe più sicurezza alimentare legata alla riduzione delle rese agricole di mais, riso e grano. E cosa ancora più importante, si abbasserebbero i livelli di povertà e rischi per le popolazioni più vulnerabili.

È quindi necessaria una rapida e radicale riduzione delle emissioni. Non solo di CO2, ma di tutti i gas a effetto serra. Gli impegni degli Stati per ridurre le proprie emissioni di gas serra non sono al momento ancora sufficienti al raggiungimento di questo obiettivo. Infatti le emissioni di CO2 globali prodotte dall’attività umana dovrebbero essere dimezzate entro il 2030 raggiungendo poi il livello zero intorno al 2050.

Per questo non dobbiamo dimenticare che il contributo fondamentale dovrà venire anche da tutti noi cittadini, perché tocca a noi per primi mantenere gli impegni presi con la sostenibilità per il bene del nostro Pianeta e di noi tutti!

“La terra è un bel posto e per essa vale la pena di lottare.”

(Ernest Hemingway)

Flavia Polizzi