Oltre 340 milioni di europei e 175 milioni di persone al di fuori dell’Unione Europea, 19 stati UE, 4 extra-UE e ulteriori 19 stati agganciati. Questi sono i numeri dell’Euro, la moneta unica europea entrata in vigore il 1° gennaio 1999 che quest’anno compie 20 anni.

Inizialmente usata come valuta unicamente per le transazioni bancarie e finanziarie e successivamente, a partire dal 2002, anche come valuta fisica con l’introduzione delle monete e delle banconote negli originari dodici paesi che la adottarono, ha cambiato nel corso di due decenni il panorama economico e finanziario globale, superando dopo un primo momento di difficoltà, anche il Dollaro americano, mantenendo questo status anche dopo la crisi finanziaria iniziata nel 2008.

L’Euro, nonostante fin dalla sua istituzione alcuni stati dell’Unione optarono per mantenere la propria valuta nazionale, primi fra tutti Regno Unito e Danimarca, ha coinvolto nel corso degli anni sempre più stati, i quali, aderendo all’Unione o attraverso trattati, adottavano la nuova moneta ingrandendo quella che viene comunemente chiamata Eurozona: nel 2006 la Slovenia fu il primo stato dopo i dodici ”fondatori” ad entrare nella zona Euro dopo aver soddisfatto tutti i requisiti richiesti (come l’ormai noto vincolo del rapporto deficit/PIL al 3% oggetto di forti discussioni sia in ambito nazionale che in ambito europeo), mentre l’ultimo stato ad averlo adottato è stata la Lituania nel 2015, ultima delle tre repubbliche baltiche.

Ma nel corso dei due decenni della sua vita, non sono mancate aspre critiche contro la moneta unica. Molti noti economisti ed elementi di spicco della scena economica e finanziaria internazionale hanno contestato all’Euro la diminuzione di competitività dei prodotti europei sui mercati internazionali che esso avrebbe causato, nonostante la diminuzione delle oscillazioni dei prezzi dei beni (basti pensare che la variazione percentuale dei prezzi dei beni in Italia prima dell’istituzione dell’Euro toccò anche il +21,2% nel 1980, mentre dal 1999 ad oggi il massimo raggiunto è stato del 3,3% secondo i dati Istat) e l’aumento complessivo della stabilità delle aziende che esportavano prodotti all’estero.

Con le elezioni del Parlamento europeo in vista (si terranno il 26 maggio di quest’anno), la moneta unica torna al centro del dibattito. Alle scorse elezioni, nel 2014, i partiti euroscettici avevano totalizzato circa un quinto dei seggi dell’emiciclo di Bruxelles. Ora, dopo la forte ascesa in vari paesi europei, tra i quali l’Italia, sono dati in moderata ascesa nei sondaggi a livello UE.

In tutta l’Unione, molti di questi partiti spingono, o dibattono, su un eventuale ritorno alla valuta nazionale, anche in conseguenza degli effetti della crisi finanziaria mondiale del 2008, la quale ha visto il tracollo economico della Grecia, uno dei membri dell’Eurozona e l’indebolimento di molti degli stati che vi prendono parte. La via di uscita non è però così semplice e molti esponenti politici hanno ridimensionato le loro visioni parlando di revisione dei trattati e del sistema europeo in generale. Cosa il futuro riserverà nel lungo termine all’Euro è ancora incerto, ma inizierà a definirsi dal prossimo 26 maggio.

Iacopo Caimi


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