Per mutilazioni genitali femminili (MGF) si intendono tutte quelle pratiche che alterano o danneggiano gli organi genitali femminili, per scopi non medici, e che praticate per motivi culturali, religiosi e/o sociali su giovani donne, dall’infanzia fino ai 15 anni di età, sono riconosciute a livello internazionale come una violazione dei diritti umani di donne e ragazze.

Fino ad oggi, nel mondo, ci sono almeno 200 milioni di donne e ragazze che sono state sottoposte a mutilazioni genitali femminili, subendo uno degli atti di violenza di genere considerati tra i più disumani al mondo. Entro il 2030 altri 68 milioni di ragazze subiranno mutilazioni genitali femminili. Questo è l’allarme che UNICEF, UNFPA e UN Women lanciano insieme oggi, 6 febbraio, in occasione della Giornata Internazionale di Tolleranza zero alle Mutilazioni Genitali Femminili. Secondo l’UNICEF sono necessarie, a livello nazionale, delle nuove politiche e delle norme che proteggano i diritti delle donne e delle ragazze, che diano la possibilità di vivere senza violenza e libere dalla discriminazione.

Le mutilazioni genitali femminili causano conseguenze fisiche, psicologiche e sociali di lungo periodo, a volte provocandone addirittura la morte. Questa pratica viola i diritti delle donne alla salute sessuale e riproduttiva, all’integrità fisica, alla non discriminazione e alla libertà da trattamenti crudeli e umilianti. Essi rappresentano anche una violazione dell’etica medica: gli interventi non sono mai sicuri, in quanto non è importante chi le pratichi e quanto sia pulito il luogo in cui vengono effettuate. Per questo, per porre fine alle mutilazioni genitali femminili, bisogna affrontare il problema della disuguaglianza di genere alla radice e lavorare per l’emancipazione sociale ed economica delle donne.

Il 20 dicembre 2012, l’Assemblea Generale dell’Onu ha approvato una risoluzione contro le MGF che sprona gli Stati membro a disapprovare questa pratica disumana, ma anche a promuovere dei programmi che ne favoriscano l’abbandono. Ora sono i singoli paesi che devono fare dei passi per proteggere le donne e organizzare assistenza sanitaria e psicologica per le vittime. Infatti in Africa, più di 20mila comunità hanno chiesto pubblicamente l’eliminazione delle mutilazioni genitali. E sostenuti da un forte partenariato da parte di Unione europea, l’Unione africana e alcuni Stati africani promotori, 12 paesi dell’Africa hanno incluso nei loro bilanci nazionali linee specifiche riguardanti l’eliminazione di questa pratica. E anche negli Stati arabi esistono delle reti regionali e nazionali di organizzazioni religiose che mirano a debellarla completamente.

“Per tutte le violenze consumate su di lei,

per tutte le umiliazioni che ha subito,

per il suo corpo che avete sfruttato,

per la sua intelligenza che avete calpestato,

per l’ignoranza in cui l’avete lasciata,

per la libertà che le avete negato,

per la bocca che le avete tappato,

per le sue ali che avete tarpato,

per tutto questo:

in piedi, signori, davanti ad una Donna!”

– WILLIAM SHAKESPEARE –

Flavia Polizzi